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Altamura, tentò di uccidere due persone durante una guerra tra clan, arrestato 33enne di Cassano

Altamura, tentò di uccidere due persone durante una guerra tra clan, arrestato 33enne di Cassano

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale barese, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di  Fabio De Girolamo, 33enne … continua a leggere

Foggia, Sequestro e confisca di beni del valore di 4mln, usura, estorsione e frodi fiscali, 24 i soggetti indagati

Foggia, Sequestro e confisca di beni del valore di 4mln, usura, estorsione e frodi fiscali, 24 i soggetti indagati

Sequestro e confisca di beni del valore di 4mln, la GdF sferra un duro colpo alla malavita di Foggia 

I Finanzieri del Servizio Centrale Investigazione sulla Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari ( G.I.C.O), con il supporto di militari dei Gruppi del Corpo di Ravenna e Forlì, della Compagnia di San Severo e della Squadra Mobile di Foggia, stanno dando esecuzione ad un provvedimento di confisca definitiva – emesso dalla Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Bari – su diversi beni immobili, fabbricati e fondi agricoli ubicati a Ravenna e Forlì, del valore di oltre 4 milioni di euro.

Foggia, Sequestro e confisca di beni del valore di 4mln, usura, estorsione e frodi fiscali, 24 i soggetti indagati

L’esecuzione del provvedimento di confisca,  coordinata dalla locale D.D.A, rappresenta il risultato di una complessa e articolata indagine supportata da intercettazioni telefoniche e ambientali e accertamenti bancari, che hanno svelato i crimini commessi da una compagine malavitosa attiva nel foggiano. Usura, estorsione, aggravate dal metodo mafioso  e frode fiscale all’Erario e all’Unione Europea sono i reati contestati, a vario titolo, ai 24 indagati, di cui 17 in carcere e 7 ai  domiciliari.

Il sofisticato  modus operandi dei criminali consisteva nel controllare diversi soggetti che avevano il ruolo di emettere e utilizzare fatture per operazioni inesistenti anche attraverso dei prestanome. Sostanzialmente, le imprese “cartiere” foggiane emettevano false fatture per false forniture di mosto, a favore di una società vitivinicola di Ravenna collegata alla compagine criminale. Questo permetteva loro di acquisire crediti e rimborsi fiscali ed il diritto ad accedere ad aiuti comunitari erogati dall’AGEA ( per oltre 11 milioni di euro e illeciti contributi comunitari per oltre 18 milioni di euro). Il pagamento per le false forniture alle imprese “cartiere” foggiane avveniva tramite un bonifico maggiorato dell’I.V.A. e con l’utilizzo di fondi illeciti del sodalizio.

Il primo provvedimento cautelare personale nei confronti di 24 soggetti (17 in carcere e 7 agli arresti domiciliari), indagati – a vario titolo – per associazione per delinquere finalizzata all’usura e all’estorsione, aggravate dal metodo mafioso, truffa aggravata all’erario e frode fiscale, risale a giugno 2012, quando il G.I.P. del Tribunale di Bari, accolse la proposta della locale D.D.A., supportata dai riscontri investigativi delle Fiamme Gialle. In quell’occasione fu anche convalidato sequestro di beni – emesso d’urgenza dal P.M. titolare del fascicolo penale – per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro.

Il secondo provvedimento è datato 1° febbraio 2019, quando la Corte di Appello di Bari condannò 6 imputati per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e alla frode fiscale, anche in questo caso fu disposta la confisca di fabbricati e fondi agricoli, ubicati nelle province di Forlì e Ravenna, per un valore di oltre 4 milioni di euro. Tale sentenza è divenuta oggi diventata irrevocabile con la conseguente confisca definitiva dei beni.

Il 10 marzo di quest’anno il G.I.C.O. di Bari – in collaborazione con i finanzieri di Foggia, Trani e Ravenna – ha eseguito 4 arresti, oggi sospesi, –  emessi dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Bari – Ufficio Esecuzioni Penali – nei confronti di soggetti, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla frode ai danni dell’Erario e dell’Unione Europea.

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Bari e provincia, In arresto per mafia e altri reati 24 persone del clan Loiudice, il blitz di stamattina dei Carabinieri del Comando provinciale

Bari e provincia, In arresto per mafia e altri reati 24 persone del clan Loiudice, il blitz di stamattina dei Carabinieri del Comando provinciale

In arresto 24 persone per mafia a Bari, Bat e provincia (Triggiano, Grumo Appula, Matera, Montescaglioso, Miglionico, Altamura). Il blitz dei Carabinieri di questa notte, finalizzato a reprimere le compagini mafiose del territorio (si parla … continua a leggere

Omicidio Rafaschieri, in carcere autori, mandanti e fiancheggiatori, tra cui il Comandante dei Vigili di Sammichele, Domenico D’Arcangelo

Omicidio Rafaschieri, in carcere autori, mandanti e fiancheggiatori, tra cui il Comandante dei Vigili di Sammichele, Domenico D'Arcangelo

Omicidio Rafaschieri, arrestato anche il Comandante della Polizia municipale di Sammichele, Domenico D’Arcangelo

Stamattina, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 9 soggetti, tra cui 8 affiliati al clan Parisi/Palermiti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di una serie di reati, tra cui l’omicidio, aggravato dal metodo mafioso, del 24enne Michele Walter Rafaschieri e del tentato omicidio del fratello Francesco Alessandro di 34 anni, avvenuto  il 24 settembre 2018, a Carbonara di Bari.

In carcere sono finiti:
Palermiti Giovanni, detto “Gianni”, di anni 45, figlio del capo clan “Eugenio”;
Mineccia Filippo, detto “u’russ”, di anni 37, genero di Palermiti Eugenio;
Ruggieri Michele, di anni 35;
Campanale Riccardo, di anni 27;
Lavermicocca Domenico, di anni 31;
Mastrorilli Giovanni, detto “Nino”, di anni 45;
Triggiani Francesco, di anni 45;
Catalano Gianfranco, di anni 36, tutti censurati;
D’Arcangelo Domenico, di anni 53, Comandante della Polizia Municipale del Comune di Sammichele di Bari.

Le indagini, delegate alla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile della Questura di Bari, sono state avviate immediatamente dopo l’evento delittuoso ed hanno consentito di determinare movente, mandante, autori materiali e fiancheggiatori. Il grave episodio rientrerebbe nell’infuocata guerra tra i clan Parisi/Palermiti e Strisciuglio – che ha interessato Bari tra il 2017 e il 2018 –  finalizzata al controllo del traffico e dello spaccio di droga in diversi quartieri cittadini.

I numerosi elementi acquisiti dalle indagini hanno consentito di ricostruire, puntualmente il crimine sin dall’inizio, e di appurare che lo scopo era quello di uccidere entrambi i fratelli Rafaschieri e che l’azione di fuoco fu commessa e ideata da un commando composto da Giovanni Palermiti e Filippo Mineccia, a cui parteciparono anche Michele Ruggieri  e Riccardo Campanale, che fornirono armi e altro materiale.

Francesco Alessandro Rafaschieri, fu mancato per un soffio, anche se fu colpito a distanza ravvicinata. L’uomo, infatti, non morì ma rimase paralizzato alle gambe. All’attentato presero parte anche Gianfranco Catalano, con il compito di segnalare l’arrivo delle vittime e Domenico Lavermicocca, che si impegnò a ripulire la scena del crimine per disperdere ogni traccia.

Il ruolo del Comandante della Polizia Municipale del Comune di Sammichele di Bari, fu invece quello di fornire un alibi al Palermiti, subito dopo l’omicidio. Di fatto, secondo le indagini il Comandante, pur sapendo lo status criminale dell’uomo e la sua egemonia nel quartiere Japigia di Bari, indusse una sua agente a redigere un falso verbale per violazione stradale a carico del killer per dimostrare che il giorno e l’ora del delitto, l’uomo si trovava a Sammichele.

Questo a fronte di un costoso cellulare del valore di 800 euro e di una grossa somma di denaro, ancora non del tutto quantificata. Peraltro, imperterrito, il Comandante durante le indagini, mentre era intercettato, sapendo che la sua agente era stata interrogata, affermava spavaldamente “…quelli non hanno le prove… se no avrebbero già fatto”, e rivolgendosi alla sottoposta, “tu dì non mi ricordo, …ripeti la teoria che non ricordi niente”.

Sono stati attinti dal provvedimento anche Giovanni Mastrorilli e Francesco Triggiani, sodali storici del clan, ai quali è stato contestato il porto e la detenzione di armi da fuoco.

L’intera attività d’indagine si è avvalsa delle più moderne ed innovative tecniche investigative che hanno permesso di sequestrare le armi e le auto utilizzate nell’agguato, e delle dichiarazioni rese dal collaboratore di Giustizia Domenico Milella, seppure tra i partecipanti all’azione delittuosa.

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Trani, 14 arresti, sotto la lente il clan Corda-Lomolino per associazione di stampo mafioso, estorsioni, armi e spaccio di droga

Trani, 14 arresti, sotto la lente il clan Corda-Lomolino per associazione di stampo mafioso, estorsioni, armi e spaccio di droga

14 persone del clan Corda-Lomolino di Trani sono agli arresti da stamattina per associazione di stampo mafioso, estorsioni, armi e spaccio Stamattina, 80 Carabinieri del Comando Provinciale di Bari e del Gruppo di Trani, supportati … continua a leggere

Siderno (RC), Trani e Foggia, Operazione “Knockout”, in manette 7 persone per armi e droga

droga

Due di loro erano i killer del clan Carbone-Gallone

Stamattina, in un’operazione congiunta, i carabinieri del Comando Provinciale di Bari, delle Compagnie di Locri (Rc) e Foggia, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare restrittiva, a vario titolo, emessa dal GIP del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, nei confronti di sette persone con l’accusa di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti e armi comuni da sparo e armi da guerra.

1.    CAPOGNA Luisa, 39nne, in carcere
2.    PRESTA Armando, 50enne, in carcere
3.    ROMANELLI Salvatore, 39enne, in carcere
4.    SEBASTIANI Emanuele, 45enne, in carcere
5.    LUPO Debora, 23enne, domiciliari
6.    ROMANELLI Gennaro, 66enne, domiciliari
7.    SOLDANO Luca, 45enne, domiciliari

Le intercettazioni in carcere hanno consentito di accertare che tra gli indagati esisteva un forte legame di “mutuo soccorso”, per esempio, alle spese legali a seguito dell’arresto dei Romanelli, avrebbe provveduto, insieme ad altre persone, Luca Soldano e che le famiglie degli arrestati ricevevano comunque un sostegno economico, anche se dalle intercettazioni è emerso il rammarico per la mancanza di questo genere di supporto nella circostanza.

Inoltre, dalle indagini, affidate ai Carabinieri di Trani, è emerso che l’abitazione del 66enne, incensurato, Gennaro Romanelli, era utilizzata frequentemente come “base logistica” per la detenzione di droga e armi, infatti, per nascondere una pistola, da consegnare ad Emanuele Sebastiani, Debora Lupo, moglie di Salvatore Romanelli e nuora di Gennaro, aveva utilizzato un fasciatoio per bambini.

La vicenda ha inizio il 13 aprile 2019, quando Carabinieri di Trani arrestarono i due Romanelli perché trovati in possesso di 4 kg di droga, tra hashish e marijuana, di un giubbotto antiproiettile, di un revolver e di una mitraglietta da guerra con elativo munizionamento. I due congiunti nell’occasione furono arrestati. Successivamente la Procura Distrettuale di Bari, appurò che il domicilio dei Romanelli era effettivamente utilizzato come “deposito” di droga, da cui Luisa Capogna, si riforniva per poi consegnarla agli spacciatori Armando Presta, Emanuele Sebastiani e Luca Soldano, che ne avrebbero provveduto allo smercio.

Sia il Presta che il Sebastiani erano già stati raggiunti da misura cautelare in carcere in quanto considerati il gruppo di fuoco a disposizione del clan Carbone-Gallone, antagonisti del clan Valerio-Visaggio. Le indagini hanno inoltre svelato che i due malavitosi si preparavano a compiere un agguato contro il clan rivale nel comune di San Ferdinando di Puglia. Propositi omicidiari, sventati dalle indagini effettuate dai Carabinieri anche nei comuni di Trani e Bisceglie. E fu a Bisceglie che, nel 2019, venne arrestato Armando Presta per violazione della sorveglianza speciale a cui era allora sottoposto.

Diciamo che i primi mesi del 2019 sono stati interessati da forti “movimenti” da parte dei gruppi criminali organizzati che operavano tra il sud Foggiano e il nord della provincia della BAT e che l’impeccabile direzione dell’Autorità Giudiziaria della Procura Distrettuale Antimafia di Bari, supportata da un intensissimo e proficuo coordinamento “real time” dei Carabinieri, ha consentito di contenerne le conseguenze più gravi.

Grazie alla incessante attività delle forze dell’ordine, sia il Presta che il Sebastiani sono stati, infatti, già condannati in primo grado, col rito abbreviato, a 3 anni e 4 mesi di reclusione e a 10 mila euro di multa, per i reati contestati loro con l’aggravante del metodo mafioso (416bis 1).

Bari, violano ripetutamente i domiciliari, 4 malavitosi finiscono in carcere

Bari

Filippo Mineccia, 36 anni, detto “U’Russ”, Raffaele Addante, 45, soprannominato “Lello”, Francesco Triggiani, 44enne, soprannominato “U’Alisc” e Sebastiano Ruggieri, 36 anni, sono stati arrestati in carcere per aver violato ripetutamente i domiciliari a cui erano sottoposti da tempo.

I 4 erano in custodia cautelare presso le loro abitazioni a seguito di due distinte operazioni condotte dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato, rispettivamente nel dicembre e nell’ottobre dello scorso anno, contro i clan Parisi e Palermiti, del quartiere Japigia di Bari. Successivamente ai due blitz, dopo un primo periodo di custodia cautelare in carcere, molti degli imputati hanno chiesto e ottenuto la misura alternativa, meno afflittiva, alcuni anche mediante l’applicazione del “braccialetto elettronico”. Nello stesso periodo, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari hanno avviato, sotto il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia di Bari, verifiche volte a scoprire la sussistenza di processi di riassetto dei gruppi criminali operanti su Japigia e dei loro traffici illeciti. Le informazioni sulla possibile riorganizzazione dei clan erano state fornite contestualmente anche da alcuni collaboratori di giustizia. Dalle indagini, così come si legge nelle ordinanze emesse dai GIP Luigia Lambriola e Ilaria Casu, su richiesta della DDA, è emerso che i 4 soggetti hanno più volte trasgredito le prescrizioni correlate alla misura cautelare domestica, avendo avuto contatti tra loro o con altri pregiudicati, in chiara violazione al divieto loro imposto di non comunicare con soggetti diversi dai familiari in coabitazione, dal difensore e dai sanitari. Dopo la cattura, i 4 imputati sono stati condotti presso le case circondariali di Catania, Siracusa, Santa Maria Capua Vetere (CE) e Ancona, dove permarranno in custodia cautelare, senza un termine prefissato, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.