A Molfetta un viaggio nel jazz con Patrizia Conte e la Jazz Studio Orchestra

Concerto Patrizia Conte Molfetta jazz

La nota artista porta il suo “Over the Rainbow” all’Anfiteatro di Ponente per una serata indimenticabile, parte della rassegna “Note di Puglia – Summer Edition 2025”. Una delle voci più calde e celebrate del panorama … continua a leggere

Concerto “Mille Bolle Blu Vol. 2” a La Conchiglia di Bisceglie: omaggio a Mina

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“Mille Bolle Blu Vol. 2” , il concerto dell’estate, con Stefania Dipierro, il 2 agosto, presso La Conchiglia di Bisceglie . Un omaggio unico alla grande Mina, con atmosfere jazz, elettroniche e brasiliane. Il 2 … continua a leggere

“END OF MAY”, il nuovo album di Mario Iannuzziello, contrabbassista e compositore jazz, dal 28 aprile nei negozi di dischi e su Believe International

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“END OF MAY”, la fine e l’inizio di qualcosa? Per il 33enne compositore jazz è così ed è lui stesso a raccontarcelo, “l’album – dice – dobbiamo immaginarlo come il punto d’arrivo di un percorso … continua a leggere

“L’Universo Gaslini” di Maria Giovanna Barletta, la musica del Maestro presentata presso Liberrima, a Bari

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Maria Giovanna Barletta, scrittrice e giornalista, discepola e profonda conoscitrice dell’“Universo Gaslini”, durante la presentazione del suo libro – un catalogo scritto in collaborazione con Davide Ielmini -, ha raccontato fatti editi e inediti del … continua a leggere

Sotto il se(o)gno del Jazz, Mario Iannuzziello, giovane talento pugliese, “Più che un genere, il jazz è un (magnifico) aggettivo”

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31enne, barese, musicista Jazz, arrangiatore e compositore, Mario Iannuzziello, studioso di contrabbasso – attualmente al 2° livello dell’accademia nazionale di Siena Jazz -, è uno dei nostri giovani talenti di cui andare fieri. Appena 13 enne, dopo lo studio del pianoforte e della chitarra classica, intuisce che la sua strada è la musica e, grazie ai maestri Vito di Modugno e Pierluigi Balducci, decide di coltivare questa sua naturale predisposizione, scegliendo come strumento il “basso”. Un interesse che, alla fine, detterà ogni sua futura scelta, fino alla scoperta del contrabbasso, che lo porterà alla raffinata tradizione jazzistica di Charlie Haden, Scott Lafaro e Avishai Cohen. Il suo è un curriculum da brivido che si “ferma” (momentaneamente) al 2020, anno in cui si diploma in basso elettrico presso il Conservatorio E.R. Duni di Matera, facendo anche la spola, tra la l’Italia e l’HKU Conservatorium di Utrech, in Olanda.

Conosciamo più da vicino questo figlio della nostra terra, con i suoi progetti, impegni e sacrifici.
https://www.marioiannuzziello.com/

Mario, cos’è per te la musica?
“Personalmente la musica non è tanto una passione, un passatempo o in generale un qualcosa che fa star bene, ma una vera e propria necessità. La necessità di dire cose che vanno ben oltre il linguaggio, cose che la parola talvolta non è, per sua natura, in grado di esprimere. Essa non è del tutto umana. Talvolta ci aiuta a ridare una voce alle cose che l’hanno perduta”.

E il jazz?
Il jazz, in tutto questo non è che un linguaggio, un approccio, un aggettivo più che un genere. È un modo creativo di trovare continue soluzioni ed ha a che vedere con la libertà di esprimersi, seppur nella rigidità di alcune regole”

Quando ti sei scoperto musicista?
Appena 13 enne, attraverso lo studio del pianoforte e della chitarra classica. Poi, con i maestri Di Modugno e Balducci, ho compreso meglio in che modo avrei desiderato esprimermi. Alla fine con il basso e soprattutto con il contrabbasso è, arrivato anche il jazz, in particolare quello di Charlie Haden a Scott Lafaro, ad Avishai Cohen”.

Prima hai detto che il jazz, non è “semplice” passione, ma un modo di vivere e concepire l’esistenza, sbaglio?
“Assolutamente no. E proprio come la vita, esso è impegno e spesso sacrificio. Ricordo ancora il susseguirsi delle lezioni di strumento, armonia e arrangiamento con maestri del calibro di Guido Di Leone, Nico Marziliano, Davide Santorsola e Luigi Giannatempo e poi, 19enne, il primo trasferimento a Roma per proseguire gli studi di contrabbasso jazz, con Pietro Ciancaglini, Massimo Moriconi, Luca Bulgarelli e Francesco Angiuli”.

E le prime esibizioni?
“Già nel 2007. Avevo più o meno 17 anni. Anche qui, ricordo che agli studi, alternavo performances ed esibizioni di trio, quartetti e quintetti acustici, come il duo con il pianista Alessandro Menichelli e il successivo “green trio”, assieme al pianista Gianmarco Filippini e al batterista Luca di Battista e il quintetto con il giovane trombettista Daniele Raimondi”.

Esperienze stratosferiche?
“Certo, sì. Più che altro feconde e arricchenti dal punto di vista professionale e progettuale, specie per quello che riguarda il ruolo di leader e co/leader. Questo, infatti, è il momento degli album “Just Friends”, del 2013 e “POST IT”, del 2014 , quest’ultimo in condivisione col sassofonista Max Ionata e l’altista Manuel Trabucco. Ma arriveranno anche le attività di composizione e arrangiamento per small combos, ensamble di fiati e orchestre jazz. Insomma, un momento assai fecondo per me, in cui risulto vincitore anche di una borsa di studio alla Berklee College of Music di Boston”.

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Quanti anni avevi?
“Venticinque. In quel periodo dopo aver “frequentato” il mondo del jazz francese e in particolare parigino, arriva il prestigioso riconoscimento della Berklee Collegee, e con esso la partecipazione a numerosi workshop della Juilliard (School), condotti da Rodney Jones e James Burton III, durante il Torino Jazz Festival. E poi, ancora le tante lezioni, i seminari e i masterclass con i maggiori esponenti del jazz internazionale, da Harris a Moroni, a Ceccarelli, a Giuliani, da Muresu a Ciacca, a Kirby, a Bergonzi, da Stefania Dipierro, a Cabral, a Pastanella, ad Abbracciante, da Allulli, a Tamburini, a Huw Warren, a Mazzarino, da Maria Pia De Vito, a Rita Marcotulli, a Bosso, a Lussu e Hutchinson, e da Eastwood,  a Grossman, Cisi, Benedettini, fino a Deidda”.

Inevitabilmente, quindi, ti allontani dall’Italia e dalla Puglia?
“No, perché fino al 2017, continuo a studiare con il maestro torinese Furio di Castri, procedendo anche con la mia attività progettuale e concertistica tra Bari, Roma, Torino e Parigi, fino alla mia partecipazione alla classe di musica, con il chitarrista Gilad Hekselman e al workshop diretto da Andy Watson, Renato Chicco, Tomaso Lama, Dario Deidda, Jim Rotondi, Barebd Middelhoff e Anne Ducros. L’anno scorso, infine, arrivano anche il diploma in basso elettrico, conseguito presso il Conservatorio E.R. Duni di Matera, e gli studi all’HKU Conservatorium di Utrech”.

Difficile parlare di progetti in questo momento, lo sappiamo tutti, ma la domanda te la faccio uguale, quali sono i tuoi prossimi impegni?
“Il Covid, è vero, ha fermato il mondo, ma certo non ci impedirà di sognare e comunque di programmare o parlare di futuro. Noi giovani non ci arrenderemo. Io, non mi arrenderò. Infatti, ho già in programma di suonare musica per basso elettrico e quartetto d’archi, in continuità con un lavoro preparato al “Duni” di Matera, durante la mia tesi in basso elettrico. Sto inoltre lavorando alla pubblicazione della stessa in una forma più divulgativa e poi, c’è un progetto, a cui tengo molto e che spero si realizzi: una incisione discografica di musicisti italiani e olandesi, intorno ad un quartetto composto da sax tenore, tromba, contrabbasso e batteria. Infine, con una delegazione di giovani di Siena Jazz sarò ospite di una residenza artistica e di un festival a Casale Monferrato”.

Auguri pe tutto Mario. Auguri per la tua vita e la tua carriera.
“Grazie infinite”.