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L’’usuraio di quartiere’, chi è e come si comporta: i dialoghi,13 gli arresti tra Bari e Bat

L’usuraio di quartiere

Il fenomeno dell’usuraio di quartiere si allarga e coinvolge diverse aree di Bari e Bat
Stiamo parlando di alcuni popolosi quartieri di Bari, da Japigia a San Pasquale, al San Paolo, dove l’ascesa dell’’usuraio di quartiere”’ è diventata una triste realtà. Ma il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza estende il problema anche alla provincia della Bat, spiegando, anzi, che non si tratta di un fenomeno ‘localizzato”, ma di una esponenziale recrudescenza della questione che investe l’intera Regione.

La Guardia di Finanza scopre la coesistenza tra l’usura “di quartiere” e l’usura associativa e il welfare criminale di prossimità
Le indagini svolte dai finanzieri sui territori di Bari e Bat, hanno messo in luce la coesistenza tra la cosiddetta usura “di quartiere” e quella in forma associativa, entrambe comunque espressione di un “welfare criminale di prossimità”.

Che significa “welfare criminale di prossimità?”
Significa che un numero sempre maggiore di persone, dalle famiglie, agli imprenditori ai professionisti, oggi si rivolge al “cravattaio” (della porta accanto) per chiedere aiuto economico. Aiuto che viene sì elargito dall’usuraio di turno che, in prima persona o attraverso i propri familiari, tratta e gestisce i rapporti con le vittime, ad un prezzo altissimo per quest’ultimi.

I report sull’usura dell’Ufficio del Commissario straordinario del Governo
Dalla relazione annuale 2020 dell’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, si è scoperto che le piccole e medie imprese, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti con partita IVA, proprio a causa della sospensione prima e del successivo rallentamento delle loro attività, aggravate dalla pandemia, sono attualmente i più esposti all’usura.

‘Cravatte rosa’, l’indagine del PEF di Bari e della Procura svelano l’usura domestica a danno dei vicini di casa bisognosi
A confermare tale fenomeno il Nucleo PEF di Bari che ha eseguito un’ordinanza di misura cautelare personale – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura della Repubblica – nei confronti di 13 soggetti, di cui 5 in carcere e 8 agli arresti domiciliari. Si tratta di uno strisciante tipo di usura definita “domestica”, messa in atto tra il 2011 e il 2020, nei popolosi quartieri di Japigia, San Pasquale e San Paolo di Bari, da donne appartenenti a 4 diversi nuclei familiari nei confronti dei loro vicini di casa. Le indagini sono state avviate dopo la coraggiosa denuncia, nel 2019, al Nucleo PEF di Bari, di un’anziana donna in gravi difficoltà economiche. L’attività investigativa dei Finanzieri del G.I.C.O. Bari, mediante le intercettazione telefoniche, i pedinamenti, le video-riprese, hanno permesso di ricostruire l’illecita attività, l’individuazione dei responsabili e delle altre vittime oltre l’anziana signora.

Il ‘modus operandi dell’usuraio della porta accanto’: il salto rata e la penale detta anche del ‘solo interesse’
L’attività d’usura, come è noto, prevede la restituzione – talvolta, anche, mediante il ricorso a violenze e minacce – della somma prestata ( entro una settimana a un massimo di 6 mesi) e con l’applicazione di tassi di interesse annui oltre il 5.000%. Inoltre, per i prestiti ottenuti vige la regola del ‘salto rata’, ovvero quando la vittima non è grado alla scadenza di pagare, è costretta a versare una penale denominata del ‘solo interesse’, ammontante al 50% della rata mensile prevista. Qual è la conseguenza? Che il debito residuo rimane inalterato e che i tempi di estinzione del prestito si allungano.

Chi sono le vittime dell’usura domestica?
Nella ‘morsa’ degli usurai, oltre alle famiglie, sono caduti impiegati, commessi ed operai, alcuni dei quali anche accaniti giocatori di bingo, lotto, slot machine e gratta e vinci, tanto che, in una circostanza, una delle vittime è stata costretta a vendere l’abitazione nella quale viveva. Nel corso dell’indagine è stato possibile accertare che una delle aguzzine – nonostante le misure restrittive imposte dall’ultimo “lockdown” – non ha esitato a recarsi presso l’abitazione della sua debitrice, con la forza e senza dispositivi di protezione, nonostante nella casa vi fosse un’anziana ammalata gravemente.

L’usura associativa
Ulteriori attività investigative – tuttora in corso – ha fatto emergere, sul territorio di Bari e Bat, diversi preoccupanti episodi criminali legati alla cosiddetta usura associativa, esercitata, perlopiù, da sodalizi criminali mediante vere e proprie ‘strutture organizzate’. Si tratta di concessione di prestiti a tassi di interesse elevatissimi nei confronti di commercianti, piccoli imprenditori e artigiani, bisognosi di immediata liquidità. Un modo, questo, con cui i clan, spesso si garantiscono ulteriori infiltrazioni nel tessuto economico sociale del territorio.

Le indagini del Nucleo PEF Bari e della Procura e la denuncia coraggiosa di un imprenditore
La complessa attività d’indagine (tuttora in corso) del Nucleo PEF Bari – coordinata dal Procuratore Roberto ROSSI – partita dalla denuncia di un imprenditore pugliese, a carico di 4 clan, aditi allo strozzinaggio, gravato da tassi di oltre il 1200%, ha consentito di ricostruire il ‘modus operandi’ utilizzato dai criminali. I clan, dopo aver prestato il denaro contanti all’imprenditore, ne hanno preteso l’immediata restituzione nella stessa forma o attraverso assegni bancari, senza indicare il beneficiario, o con assegni circolari all’ordine di persone a loro vicine.

Gli assegni privi dell’indicazione del beneficiario
L’assegno bancario privo dell’indicazione del beneficiario, di solito, viene ‘speso’ presso gli esercizi commerciali (generi alimentari, abbigliamento, ecc.) ad hoc ed intestato al titolare dell’attività che lo pone all’incasso. Per sviare le tracce di tale illecito flusso di denaro, in alcuni casi la restituzione delle somme chiama in causa anche i familiari delle vittime, attraverso l’emissione a proprio nome di assegni bancari o circolari.

Ognuno ha il proprio ruolo: gli intermediari, i beneficiari e le squadre punitive
Sono circa 90 le persone intercettate dai finanzieri, coinvolte nelle attività di usura, ciascuno con un ruolo e un incarico preciso all’interno dell’organizzazione criminale di appartenenza. Oltre ai vertici e agli esponenti di spicco dei clan, gli inquirenti hanno evidenziato diversi altri ruoli all’interno delle compagini criminali, dagli ‘intermediari’ (coloro che mettono in contatto gli usurati con i clan), ai beneficiari degli assegni circolari (persone vicine ai clan), a coloro che hanno riscosso gli interessi o hanno eseguito le ‘spedizioni punitive’ in caso di insolvenza o di ritardi nella restituzione delle somme e degli interessi.

Bari – Cambio ai vertici della Guardia di Finanza, il Generale Mattana è il nuovo Comandante Regionale

cerimonia avvicendamento Gen.B. Refolo - Gen.D. Mattana

Presso la caserma “M.A.V.M. Giovanni Macchi”, storica sede del comando regionale della Guardia di Finanza, alla presenza del Comandante Interregionale dell’Italia Meridionale, Generale di Corpo d’Armata Ignazio Gibilaro,  ha avuto luogo la cerimonia di avvicendamento … continua a leggere