Infiltrazioni mafiose e riciclaggio a Bari: nuovo maxi sequestro della GdF per sale slot e attività di ristorazione

Il GIP del Tribunale emette un decreto su richiesta della Procura nei confronti di quattro soggetti. Sotto chiave due rami d’azienda e beni riconducibili al controllo della criminalità organizzata nel settore dei giochi.

La morsa della giustizia torna a stringersi attorno agli interessi economici della criminalità organizzata barese, confermando l’impegno costante degli inquirenti nel contrasto alle infiltrazioni mafiose nel tessuto produttivo sano. Giorno 24 settembre, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale locale, su richiesta della Procura, nei confronti di quattro soggetti indagati a vario titolo per associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e peculato, tutti reati aggravati dal metodo mafioso.

Il provvedimento ablatorio scaturisce dagli approfondimenti investigativi coordinati dalla magistratura e condotti dal Nucleo PEF di Bari insieme al GICO e con il supporto dello SCICO. Le indagini avevano già portato, lo scorso 13 luglio, a una vasta operazione sfociata in ventidue misure cautelari personali e in sequestri patrimoniali per oltre sessanta milioni di euro, che avevano colpito tredici sale Videolottery e due sale giochi. Gli accertamenti successivi hanno permesso di individuare ulteriori asset patrimoniali e società non raggiunti dai provvedimenti originari, ma ritenuti parte integrante del medesimo circuito economico illecito.

Il nuovo sequestro preventivo riguarda nello specifico due sale slot e video slot ubicate a Bari, acquisite da una delle società coinvolte subito dopo i precedenti blitz e destinate alla prosecuzione delle medesime attività illecite, oltre al canone d’affitto di un ramo d’azienda nel settore della ristorazione. Attraverso queste strutture, l’organizzazione criminale continuava a gestire risorse finanziarie e flussi di denaro direttamente riconducibili al compendio già sottoposto a vincolo giudiziario.

L’inchiesta conferma come il clan avesse instaurato una posizione di sostanziale monopolio nel comparto del gioco lecito e delle scommesse, sfruttando la fama criminale di un noto imprenditore locale affiliato a una storica cosca e la compiacenza di altri sodalizi mafiosi garantita da cospicui compensi periodici. Un sistema tentacolare volto a ripulire proventi illeciti alterando le regole della leale concorrenza e inquinando il mercato finanziario.

Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati vige il principio di presunzione d’innocenza sino a sentenza definitiva di condanna.

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Elvira Zammarano

Elvira Zammarano

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