Un’incisiva risposta istituzionale contrasta il fenomeno delle occupazioni illegali negli alloggi di edilizia residenziale pubblica nel capoluogo pugliese. L’indagine congiunta condotta dalla Sezione di Polizia Giudiziaria dell’Arma e dai militari della Compagnia Carabinieri di Bari San Paolo, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Bari, ha portato all’emissione di un’ordinanza cautelare agli arresti domiciliari emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari. Il provvedimento colpisce condotte intimidatorie, tentativi di estorsione aggravati e danneggiamenti commessi ai danni di famiglie legittime assegnatarie di immobili comunali nel quartiere San Pio.
Il contrasto della Procura e dei Carabinieri alle occupazioni illegali a San Pio
L’articolata attività investigativa sviluppata dalla Magistratura barese e dalle forze dell’ordine affonda le radici nelle operazioni eseguite a inizio anno nel rione San Pio – ex Enziteto – quando i Carabinieri avevano dato esecuzione a diversi decreti di sequestro preventivo d’urgenza. I sigilli avevano interessato appartamenti di edilizia residenziale pubblica detenuti senza alcun titolo da soggetti contigui al clan Strisciuglio. Il lavoro di ripristino della legalità era poi proseguito nei mesi estivi con la restituzione delle strutture all’amministrazione comunale, arrivando così al momento decisivo della regolare riassegnazione degli spazi abitativi alle famiglie utilmente collocate nelle graduatorie civiche.
Proprio durante l’insediamento dei nuclei familiari stranieri aventi diritto, l’azione coordinata tra Procura e Arma dei Carabinieri ha permesso di documentare una violenta reazione ritorsiva. Un gruppo di donne del quartiere – guidato dai soggetti destinatari della misura cautelare – ha messo in atto gravi pressioni psicologiche e minacce per impedire la presa in possesso delle case. Le indagini hanno evidenziato come alle intimidazioni si sommassero illegittime pretensioni di denaro per presunti interventi manutentivi realizzati durante la precedente occupazione abusiva, paventando la distruzione dei locali in caso di mancata corresponsione delle somme pretese.
La devastazione delle case popolari e le tutele del procedimento penale
La risposta repressiva si è resa indispensabile a seguito dei gravi episodi vandalici registrati nell’immobile di via della Fratellanza, dove i Carabinieri sono intervenuti riscontrando il totale danneggiamento della struttura – con la demolizione di pareti divisorie, la distruzione degli impianti e la sottrazione di serramenti e sanitari – messo in atto pochi giorni dopo la consegna delle chiavi ai legittimi assegnatari. Le evidenze probatorie raccolte con precisione dagli investigatori hanno consentito ai magistrati di formulare contestazioni per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento e furto aggravato.
L’operazione testimonia il presidio costante del territorio garantito dall’Arma e dalla Procura a tutela delle fasce fragili e dei beni pubblici. Come previsto dal quadro normativo vigente sulla presunzione d’innocenza, le persone sottoposte a indagine sono da ritenersi presunte innocenti fino all’eventuale accertamento definitivo della responsabilità con sentenza irrevocabile, svolgendosi il procedimento nella fase delle indagini preliminari.
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