BARI: Imprenditore Vittorio Andidero e due leccesi indagati dalla Procura per truffa, bancarotta e autoriciclaggio

Imprenditore Vittorio Andidero nel mirino della Pocura

Accuse di truffa, autoriciclaggio e bancarotta

L’imprenditore barese Vittorio Andidero, a capo dell’omonimo gruppo societario, è finito nel mirino della Procura di Bari, che ha richiesto gli arresti domiciliari per lui e per altri due professionisti leccesi: l’imprenditore Giancarlo Lucrezio e il commercialista Marco De Marco. Prima dell’eventuale esecuzione delle misure cautelari, i tre dovranno essere sottoposti a interrogatorio preventivo il prossimo 14 aprile.

Le accuse nei loro confronti, a vario titolo, sono gravi: truffa aggravata ai danni dello Stato, autoriciclaggio, illecito amministrativo degli enti dipendente da reato. L’inchiesta, che ha portato anche a un sequestro preventivo di beni per oltre 1,1 milioni di euro nei confronti di una società e di una persona fisica, si concentra su presunti illeciti legati a un progetto di riqualificazione e recupero di una masseria nel Salento.

Il progetto, finalizzato alla realizzazione di un albergo a 4 stelle, era stato finanziato per il 50% con contributi erogati dalla Regione Puglia nell’ambito degli Aiuti Integrati di Agevolazione (PIA) Turismo. La Procura di Bari ha avviato le indagini su questa presunta truffa a partire da un filone investigativo riguardante lo stesso gruppo Andidero, per il quale erano già state chiuse le indagini preliminari.

Accuse di bancarotta fraudolenta

Il filone originario dell’indagine riguarda accuse di bancarotta fraudolenta. Secondo gli inquirenti, Vittorio e Vittoria Andidero, la loro madre Grazia Barbone, il commercialista Francesco Ricci e i consulenti Gioachino Dell’Olio e Giacomo Mescia avrebbero causato il dissesto delle quattro società del gruppo (Gafi, Mabar, Modoni Building ed Edile Giada) attraverso una serie di operazioni illecite.

Tra queste operazioni contestate figurano:

  • Crediti non esigibili iscritti come attivi.
  • Immobili valutati a prezzi superiori rispetto alla reale stima.
  • Una fittizia riserva nel patrimonio netto iscritta nel passivo, utilizzata per mostrare una società in salute.

Le accuse di bancarotta fraudolenta si concentrano su queste presunte manovre, che avrebbero portato al dissesto delle quattro società del gruppo.

Il piano di concordato preventivo

Nonostante le difficoltà finanziarie, il gruppo Andidero aveva presentato un piano di concordato preventivo, approvato a gennaio dal Tribunale Civile di Bari. Il piano prevedeva, tra le altre cose, la soddisfazione quasi totale dei creditori. A fronte di un passivo di circa 43,5 milioni di euro, l’importo previsto per i creditori è di circa 31,7 milioni di euro.

Tuttavia, le vicende giudiziarie sul piano penale continuano a pesare sul gruppo.

Ulteriori accuse: inadempimenti tributari e distrazioni di fondi

Gli inquirenti hanno inoltre rilevato ulteriori irregolarità a carico del gruppo Andidero, tra cui:

  • Sistematico inadempimento dei tributi per oltre 7 milioni di euro.
  • Distrazione di circa 500.000 euro, realizzata attraverso la rinuncia a crediti vantati nei confronti di altre società del gruppo.
  • Soddisfazione di un creditore a danno degli altri, attraverso il pagamento integrale del credito di 250.000 euro, allo scopo di evitare che questi presentasse istanza di fallimento.

L’indagine, denominata “Azzera Vuota” e incentrata sulla bancarotta fraudolenta, riguarda le quattro società del gruppo Andidero, tutte ammesse al concordato preventivo approvato dai creditori lo scorso dicembre.

Le ipotesi di reato formulate dalla Procura rappresentano un nuovo ostacolo per il gruppo Andidero, già impegnato nel piano di concordato preventivo. Le indagini sono in corso per accertare le responsabilità e le conseguenze di queste presunte attività illecite.

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Elvira Zammarano

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