Ciao zio! Il mio ultimo scatto insieme a te, tra i ricordi d’infanzia e la redazione che mi hai insegnato ad amare

Ci sono vite che non si raccontano soltanto attraverso le date, le cronache o le prime pagine dei giornali, ma con i frammenti più intimi di un legame che attraversa gli anni, i ricordi e le redazioni. La cronaca pugliese piange oggi la scomparsa di Luca Turi, spentosi all’età di 82 anni, ma per me, prima ancora che il decano del fotogiornalismo locale, il professionista rigoroso e l’autore di scatti storici, tu eri semplicemente mio zio.

Di te, in queste ore, parlano in tanti. Le grandi e le piccole redazioni, i giornalisti e i colleghi che hanno incrociato il tuo cammino ne celebrano la professionalità. Ma io voglio scendere altrove, nel profondo di quel vissuto personale che custodisco gelosamente nel cuore.

Ciao zio. Agli altri lascio l’aspetto esteriore di te, la scorza apparentemente burbera e spietata di un uomo che sul lavoro voleva tutto e si prendeva tutto, costi quel che costi. Io voglio accedere a ciò che è stato intimamente familiare — è il mio personale e accorato addio —. Penso a quando eri già un giovane e apprezzato fotoreporter e venisti a prenderci per un servizio alla Gazzetta: avevi bisogno di una ‘modella’ per un articolo di ‘colore’ in vista della Pasqua.

Avevo appena 9 anni, posai con i dolci del momento e quell’immagine rimase scolpita per sempre nella mia mente. Fu il primo passo di un percorso che, anni dopo, mi avrebbe portata a bazzicare la tua redazione per muovere i primi passi nel giornalismo, imparando a impostare gli articoli ma, soprattutto, a curare l’importanza delle immagini e delle foto, a cui tenevi in modo viscerale.

Quante volte ci siamo scontrati, quante volte abbiamo avuto idee opposte, eppure ho sempre saputo quanto valessi. Venivi a prendere me e mia sorella a turno, ci portavi ai giardinetti, ci compravi quei piccoli giochini e scattavi foto che poi consegnavi a mia madre. Venivi da una famiglia semplice, di grandi lavoratori, e tutto ciò che hai realizzato lo hai conquistato da solo, con una volontà ferrea, un’intelligenza fuori dal comune e la capacità di fare nella vita unicamente ciò che amavi, portandolo ai massimi livelli. Ciao zio, grazie per gli insegnamenti, per l’esempio e per tutto quello che sei stato.

Il nome di Luca Turi resterà per sempre scolpito nella storia di questo territorio. Impossibile non ricordare lo straordinario e celebre scatto dell’8 agosto 1991 nel porto di Bari, quando il tuo obiettivo immortalò l’arrivo della nave Vlora con oltre ventimila persone a bordo, segnando l’inizio di una documentazione coraggiosa e incessante che ti portò a raccontare i Balcani, le crisi, i campi profughi e quel terremoto del 2019 che valse, nel 2020, la cittadinanza albanese conferitami dal presidente Ilir Meta. Dal drammatico rogo del Teatro Petruzzelli nell’ottobre del 1991 fino alla chiusura della storica agenzia nel 2022, hai raccontato l’anima di Bari. Anche il sindaco Vito Leccese ha voluto ricordarti come un testimone autentico e straordinario.

Ora che la tua telecamera si è posata per sempre, restano i tuoi insegnamenti, la forza del tuo esempio e l’orgoglio di averti avuto come guida e come zio. Fai buon viaggio, Luca.

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Elvira Zammarano

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