Home Cronaca Bari, Imponente operazione antimafia della Polizia. Arrestati 24 criminali di Japigia con l’accusa di omicidio, armi, droga, rapina ed estorsione
omicidio mafioso

Bari, Imponente operazione antimafia della Polizia. Arrestati 24 criminali di Japigia con l’accusa di omicidio, armi, droga, rapina ed estorsione

da Elvira Zammarano

Stamattina la Squadra Mobile di Bari ha arrestato, 24 esponenti dei clan Parisi, Palermiti e Busco che operavano nel quartiere Japigia. L’ordinanza di arresto è stata emessa dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia barese. La fase esecutiva dell’operazione ha interessato anche le province di Roma, Lecce, Rimini e Chieti.

Le indagini condotte dalla Sezione Reati contro la Persona sono partite dopo 3 omicidi, avvenuti nei primi mesi del 2017, in cui rimasero uccisi il 40enne Francesco Barbieri, detto “U’ varvir”, colpito alla testa e al busto con una semiautomatica 9×21 mm e Giuseppe Gelao, di 39 anni, ammazzato con una “Skorpion” 7.65 mm. In questa occasione rimase gravemente ferito, all’addome e ad una gamba, anche Antonino Palermiti di 31 anni, nipote del 65enne Eugenio detto “U’ nonn”, esponente di spicco del clan Parisi.

Sempre nei primi mesi del 2017, un commando munito di un Kalashnikov e di 3 pistole semiautomatiche 9×21 mm, a bordo di un’Alfa Romeo 147 rubata, uccideva, in via Archimede Desantis, il 29enne Nicola De Santis, detto “Nico u’ palestrat”.

L’attività investigativa, attraverso le analisi dei cellulari sequestrati subito dopo gli omicidi, permettevano di ricostruire gli spostamenti dei presunti assassini, rivelando una certa compatibilità con l’attività omicidiaria  e il successivo allontanamento dalla scena del crimine. È stata così ricostruita la complessa trama che ha mostrato come i fatti di sangue fossero tra loro collegati e che tutte le azioni di fuoco messe in atto dai clan erano mirate a contrastare l’ascesa al potere del neo gruppo malavitoso di Antonio Busco, che ambiva al dominio dell’ampia zona del “quadrilatero” a Japigia, allora  sotto il controllo dei Parisi.

Antonio Busco, inizialmente era un affiliato del gruppo Capriati, successivamente decise di passare con Savino Parisi e, approfittando del lungo periodo detentivo a cui “Savinuccio” fu sottoposto, cominciò ad assumere gradatamente un ruolo dominante all’interno del clan. L’ascesa però non era gradita soprattutto agli esponenti vicini ad Eugenio Palermiti, che controllavano l’intera area del mercato ortofrutticolo di via dei Caduti Partigiani, sempre a Japigia. In più occasioni c’erano stati diversi violenti scontri tra Busco e i Palermiti. In questo contesto si inserisce l’uccisione di Barberi, tra i più “validi” spacciatori di cocaina al minuto di Bari. Il pusher, solitamente, acquistava lo stupefacente dal gruppo Palermiti, a decretare la sua fine fu proprio la decisione di lasciare i Palermiti per rifornirsi da Busco.

Pochi mesi dopo la vendetta, perché a cadere sotto i colpi del commando costituito da Busco, Davide Monti, Giuseppe Signorile e Nicola de Santis, furono Giuseppe Gelao, che morì sul colpo, e Antonino Palermiti, che riuscì a fuggire nonostante le gravi ferite.

Il ritrovamento di una chiave nella tasca di una giacca indossata dal Gelao, il giorno che fu ucciso, ha portato gli inquirenti a perquisire un box in cui c’era diversa merce rubata e una confezione di cartucce 9×21 mm, del tipo “black mamba”, particolarmente rare, che risultavano essere le stesse utilizzate per uccidere il Barbieri, questo ha fatto ipotizzare un evidente coinvolgimento del Gelao nell’omicidio di Barbieri.

L’altra azione violenta lascia a terra Nicola De Santis, inseguito e colpito a morte a pochi passi dal liceo scientifico Salvemini. L’uomo era in compagnia di Busco, Monti e Signorile, in via Archimede, quando il gruppo di sicari li raggiunge aprendo il fuoco su di loro.

Per gli investigatori l’omicidio di Barbieri oltre ad essere una punizione nei suoi confronti, doveva essere anche un chiaro segnale all’indirizzo di Antonio Busco, ovvero una sorta di invito a ridimensionarsi. Invece la reazione di totale ribellione di quest’ultimo, con l’uccisione di Gelao e il ferimento del nipote del capo clan  Palermiti,  ha dato il via libera ad un’escalation di violenze dalle quali non sono state escluse neppure le donne e i familiari più lontani. Il crescente accanimento contro il clan Busco, doveva indurlo a sparire definitivamente dal quartiere. Oggi gli arresti.

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