Home Costume e società Rosalia, La piccola “mummia” più bella al mondo

Rosalia, La piccola “mummia” più bella al mondo

da Elvira Zammarano
palermo

Corso Vittorio Emanuele

E l’amore guardò il tempo e rise, perchè sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito. Il tempo moriva e lui restava. L.Pirandello È sicuramente ciò che resterà di noi se sapremo elargirne a piene mani, perché comunque è l’amore che muove il mondo…perché noi non potremo fingere di morire e l’eternità, la nostra, sarà nel ricordo che lasceremo. Non la pensavano così nel lontano 1599. A Palermo, nella mia Palermo, eletta dall’Unesco, capitale della cultura in Europa e custode di un patrimonio monumentale inestimabile, esistono le famose Catacombe dei Frati Cappuccini, che abitavano il convento annesso alla chiesa di Santa Maria della Pace, nel quartiere Cuba, risalente al XVI secolo e nel cui sotterraneo furono scavate alla fine del 500, gallerie con volte a crociere ogivali e custolanate, formando così un grande cimitero di forma rettangolare. I frati cappuccini inventarono un modo per mummificare i corpi, che restavano per dieci/dodici mesi chiusi in una camera e distesi ad asciugarsi dai liquidi per poi essere trattati e mummificati. Non è mai stato fatto un censimento ma pare che siano 8000 i corpi mummificati. Il primo ad essere trattato fu Frate Silvestro da Gubbio il 16 ottobre del 1599. La sua salma è la prima dopo l’ingresso, a sinistra. Il metodo di imbalsamazione era costosissimo e potevano usufruirne solo i notabili e i personaggi benestanti e illustri della Sicilia. Dal 1600 al 1800 vennero mummificati migliaia di persone con un processo di mummificazione naturale via via perfezionato e permettendo l’esposizione del corpo all’interno di quel cimitero. Cimitero che godette per ciò di essere una zona franca, esclusa da tutte le leggi, come il decreto regio del 1710 che imponeva la sepoltura in luoghi lontani almeno un miglio dalla città. Divenne quello il museo della morte e ai familiari era concesso di visitare il proprio defunto, in cambio di un’offerta in cera. Nel 1880 il cimitero viene chiuso e la mummificazione non più praticata, tranne per accogliere due salme, quella di Giovanni Paterniti, nel 1911, vice console degli Stati Uniti e quella della piccola Rosalia Lombardo, morta di polmonite a soli due anni, che i genitori affidarono alle mani del dottor Salafia, che rese la bambina ” la mummia più bella del mondo” tale da nominarla la bella addormentata. Il dottor Salafia mori subito dopo non rivelando a nessuno il trattamento usato. Grazie ad un approfondito studio su alcuni appunti poi ritrovati, si arriva a capire la miscela usata per il trattamento, solo nel 2009; formalina per uccidere i batteri, alcool per la disidratazione, glicerina per impedire l’inaridimento, e acido salicilico e sali di zinco. Il corpo della bambina si è mantenuto integro anche internamente, un’ecografia ha rivelato che sia il fegato che l’emisfero cerebrale sono perfettamente integri. La prima impressione che la vista della piccola dà è quella di essere dormiente. Adesso giace in una tecla in vetro e acciaio chiusa ermeticamente con azoto a venti gradi per evitare il proliferare di agenti. Sconcertante è altresì un movimento delle sue palpebre che sembrano schiudersi e richiudersi, constatato di persona, ma a quanto pare è solo un’illusione ottica. Ci vuole uno stomaco forte e un po’ di coraggio, ma credetemi val bene una visita a questo luogo dove la vita sembra essere stata imprigionata e vestita di morte. Ti rendi conto quanto sia fragile l’esistenza e quanto brutto sia il vedere il disfacimento repentino di desideri e necessità che fuori da quel luogo assillano la tua vita. Si dice che i parenti lì andassero a chiacchierare con il caro estinto, ovviamente vinceva sempre la disponibilità monetaria, penso che che come adesso l’apparire vinceva sull’essere.

Via Maqueda

Via Libertà dopo una nevicata

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1 comment

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Alessandra 11 Agosto 2018 - 9:11

Bellissimo articolo!
Molto interessante questa storia…mi è venuta voglia di visitare il posto…
Complimenti!

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