Bari, incubo per un minore ospite in una comunità murgiana: debiti di droga, pestaggi e sequestri. Cinque misure cautelari emesse dal GIP

Un debito di soli 300 euro per droga ha scatenato un’escalation di sequestri, pestaggi e minacce di morte contro un minore ospite di una comunità murgiana. Il GIP del Tribunale di Bari ha emesso cinque misure cautelari su richiesta della Procura.

Una vicenda di inaudita gravità e degrado sociale emerge dalle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Bari e concretizzatasi in un’ordinanza cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale nei confronti di cinque persone. Al centro della complessa inchiesta, condotta nel massimo riserbo investigativo, vi è un vortice di drammatiche violenze , estorsioni aggravate, rapine, lesioni personali e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’intera inchiesta prende le mosse dal coraggio e dalla determinazione di un giovane ospite di una comunità educativa situata nel territorio murgiano, il quale, affiancato tempestivamente dagli operatori della struttura di accoglienza, ha deciso di denunciare l’incubo che lo stava stritolando. Secondo quanto ricostruito dal quadro indiziario raccolto dagli inquirenti, la genesi della persecuzione risale a un debito insoluto di 300 euro contratto per l’acquisto di cannabinoidi. Una cifra apparentemente modesta che ha tuttavia innescato una brutale e ininterrotta catena di ritorsioni, minacce telefoniche e telematiche esplicite — arrivate persino a contemplare l’uso di armi da fuoco — e condotte intimidatorie protratte senza sosta per diversi mesi, da febbraio ad agosto 2026.

Il quadro indiziario delineato dagli investigatori restituisce la fotografia di una vera e propria attività persecutoria sistematica, scandita da episodi di violenza fisica e psicologica di estrema gravità. Tra le condotte criminose contestate a vario titolo agli indagati figurano molteplici atti intimidatori mirati a piegare la volontà della giovane vittima. A maggio 2026 si registra un episodio di rapina aggravata, durante il quale al minore viene sottratto con forza lo smartphone, accompagnato dall’avvertimento che il dispositivo sarebbe stato restituito esclusivamente a saldo integrale del presunto debito.

Ancora più drammatici i due distinti episodi di sequestro di persona a scopo di estorsione documentati dagli investigatori. Il primo si consuma nel mese di aprile, quando il ragazzo viene caricato a forza su un’auto e condotto in un’area rurale isolata per essere selvaggiamente percosso. Il secondo episodio, ancor più brutale, risale a luglio, quando la vittima viene attirata con l’inganno all’interno di un esercizio pubblico, aggredita fisicamente, trascinata di forza in un’area boschiva e sottoposta a un vero e proprio pestaggio di gruppo. La morsa intimidatoria è arrivata al punto tale che uno degli educatori della comunità educativa, nel disperato tentativo di proteggere il ragazzo e porre fine a quella devastante escalation di vessazioni, ha provveduto a versare una parte del credito estorto, tentando invano di recuperare il telefono cellulare sottratto.

Di fronte alla gravità degli elementi indiziari raccolti e alla spregiudicatezza delle condotte criminose messe in atto, l’autorità giudiziaria ha adottato provvedimenti restrittivi immediati per neutralizzare la capacità offensiva degli indagati. Nel dettaglio, il GIP ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per due delle persone coinvolte nell’inchiesta, mentre per i restanti tre indagati è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari.

L’ufficio inquirente ribadisce che il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. In ossequio al principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza, la responsabilità penale delle persone sottoposte a indagine non può in alcun modo essere considerata definitiva, venendo accertata esclusivamente all’esito di una sentenza irrevocabile di condanna. Nel rigoroso rispetto della normativa vigente e delle direttive a tutela del segreto istruttorio e della dignità delle persone, ogni informazione viene diffusa con il linguaggio sobrio e non colpevolista imposto dalla legge, a garanzia del corretto esercizio del diritto di cronaca e dei diritti di difesa degli indagati.

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Elvira Zammarano

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