Svolta decisiva dei Carabinieri del Nucleo Investigativo e della Direzione Distrettuale Antimafia nell’inchiesta sull’agguato mortale consumato sul lungomare IX Maggio, nel quartiere San Girolamo, la sera del 29 settembre 2021. Stamattina, i Carabinieri hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di custodia cautelare personale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari nei confronti di 2 persone. Gli indagati sono accusati a vario titolo di concorso in omicidio pluriaggravato dalla premeditazione, dal metodo mafioso, oltre che di detenzione e porto abusivo in luogo pubblico di armi comuni da sparo. Le contestazioni sono formulate per aver agito al fine di agevolare le attività dell’associazione mafioso-camorristica riconducibile al clan Capriati di Bari Vecchia e al clan Parisi-Palermiti di Japigia, storicamente contrapposte al clan Strisciuglio.
L’articolata attività d’indagine condotta in stretta sinergia tra la Procura Distrettuale Antimafia e i Carabinieri del Nucleo Investigativo ha consentito di comporre le tessere mancanti nell’esecuzione dell’agguato a San Girolamo. L’ordinanza cautelare assegna a uno dei due arrestati il ruolo operativo di ulteriore esecutore materiale dell’azione di fuoco, responsabile diretto dell’esplosione dei molteplici colpi di pistola che hanno ucciso Ivan Lopez mentre si trovava sul lungomare barese.
Il secondo indagato risponde invece del medesimo delitto per aver fornito un contributo determinante al rafforzamento del proposito criminoso e per aver precostituito un falso alibi a beneficio del correo. Secondo la ricostruzione dettagliata degli inquirenti, l’uomo avrebbe simulato la presenza del complice all’interno di uno stadio di calcio situato fuori regione, in occasione di un incontro disputato proprio la sera stessa del delitto. Un espediente orchestrato prima dell’esecuzione per tentare di depistare gli accertamenti investigativi e deviare l’attenzione delle forze dell’ordine fin dalle primissime ore successive all’agguato.
Gli accertamenti patrimoniali e le attività d’intercettazione hanno permesso di inquadrare l’eliminazione di Ivan Lopez in una complessa catena di ritorsioni e vendette tra i gruppi egemoni della criminalità organizzata locale. La decisione di uccidere è maturata a seguito di gravi e prolungati attriti scaturiti dalle reiterate estorsioni subite da uno dei presunti responsabili ad opera di esponenti di spicco del clan Strisciuglio.
Per spezzare questa morsa e riaffermare con forza il proprio peso criminale sul territorio, i promotori dell’agguato hanno scelto di stringere un’alleanza strategica avvalendosi della protezione e del sostegno del clan Capriati di Bari Vecchia e del clan Parisi-Palermiti del quartiere Japigia. Un patto di sangue pensato per dimostrare la capacità di reazione dei gruppi alleati di fronte alle ingerenze avversarie.
L’operazione odierna rappresenta il secondo capitolo giudiziario di un’inchiesta complessa. Già a giugno 2023 un primo blitz aveva condotto all’arresto di altre due persone, una delle quali è stata successivamente condannata in primo grado alla pena dell’ergastolo in qualità di mandante ed esecutore materiale, mentre la seconda ha riportato una condanna a 4 anni di reclusione per il furto dell’autovettura impiegata nel commando.
Trattandosi di un procedimento penale attualmente nella fase delle indagini preliminari, la misura cautelare si fonda su gravi indizi di colpevolezza e ha natura provvisoria. Come sancito dall’articolo 27 della Costituzione e dalle norme sul giusto processo, la responsabilità penale delle persone sottoposte ad indagine sarà accertata unicamente a seguito di eventuale sentenza irrevocabile di condanna, rimanendo intatto il diritto degli indagati di formulare le proprie difese nelle sedi competenti.
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