La Guardia di Finanza ha sferrato un nuovo colpo alla pesca di frodo nelle acque della Porta d’Oriente.
Una vasta operazione messa in campo dalla Sezione Operativa Navale di Brindisi, sotto il coordinamento del Reparto Operativo Aeronavale di Bari, ha schierato quattro unità navali e diverse pattuglie a terra, con un unico obiettivo: difendere l’ambiente marino e spezzare le catene dell’economia sommersa che ruota intorno al prodotto ittico privo di tracciabilità.
I controlli sono scattati all’alba e hanno riguardato tutte le fasi della filiera irregolare: attività in mare aperto, operazioni di sbarco e consegna del pescato destinato agli operatori commerciali senza alcuna documentazione di provenienza. Un sistema illecito che mette a rischio non solo l’ecosistema marino, ma anche la sicurezza alimentare dei consumatori e la concorrenza leale tra pescatori.
L’esito del blitz parla chiaro: oltre 100 chilogrammi di prodotto ittico sequestrato, insieme a 1,5 chilometri di reti da posta, 3 chilometri di palangari e due verricelli elettrici impiegati nelle attività illecite. Contestualmente, le Fiamme Gialle hanno elevato sanzioni amministrative per un totale di 41.000 euro, colpendo in maniera significativa un settore sommerso che continua a generare profitti illegali a danno dell’economia regolare.
Il pescato, come disposto dalla ASL competente, è stato successivamente destinato allo Zoo di Fasano, in linea con le procedure previste per il prodotto non idoneo alla commercializzazione.
L’operazione si inserisce in un dispositivo di vigilanza molto più ampio che vede il Servizio Navale della Guardia di Finanza impegnato quotidianamente nella tutela del mare. Un’attività che non si limita al contrasto dei reati economici, ma che abbraccia la protezione dell’ambiente, il rispetto delle normative sulla pesca e la salvaguardia del patrimonio naturale. In questo quadro, i controlli sulle reti illegali e sulla pesca non autorizzata diventano un tassello essenziale per preservare l’equilibrio degli ecosistemi e garantire la sostenibilità delle risorse ittiche.
La lotta alla pesca di frodo, che continua a rappresentare una minaccia concreta per le coste pugliesi, richiede interventi costanti e mirati. L’operazione della Guardia di Finanza conferma ancora una volta l’impegno nel difendere il mare da chi lo sfrutta illegalmente, tutelando un bene che appartiene all’intera collettività.
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