Susy Esposito (Fisac  Cgil) lancia l’allarme, “Riorganizzazioni bancarie mettono a rischio impieghi e servizi”

Fisac  Cgil, con Susy Esposito, lancia un severo monito alle associazioni sindacali bancarie: in pericolo migliaia di professionisti del credito e la presenza degli istituti nelle diverse zone del Paese. Urge un dialogo con l’Associazione Bancaria Italiana per garanzie concrete.

Le recenti manovre di accorpamento annunciate nel panorama degli istituti di credito italiani suscitano profonda inquietudine nella Fisac Cgil. La guida del sindacato, Susy Esposito, esprime una seria preoccupazione riguardo gli effetti che la ristrutturazione in atto, che coinvolge i principali attori del sistema bancario, potrebbe produrre sul personale e sulla qualità dell’assistenza fornita agli utenti.

Tale timore, puntualizza Esposito, trae fondamento dalle dinamiche già osservate nei periodi precedenti. La Cgil dei bancari calcola infatti che le prime sette entità creditizie della nazione – IntesaSanpaolo, Unicredit, Banco BPM, Monte dei Paschi di Siena, BPER Banca, Banca Popolare di Sondrio e Credem – abbiano registrato una contrazione degli organici superiore alle 20mila unità nell’ultimo lustro, con una diminuzione complessiva degli addetti del comparto che si attesta sull’undici percento.

Un’analisi minuziosa, racchiusa in un rapporto stilato dalla Fisac Cgil sulla base dei dati forniti dall’Istituto Centrale, mette in risalto una notevole riduzione anche nel numero degli uffici bancari, scesi al di sotto della soglia dei ventimila, con un decremento del 20% nell’arco di un quinquennio. Appena qualche giorno fa, un’indagine della First Cisl aveva già segnalato un inizio del 2025 ancor più critico, con la soppressione di 95 filiali nei primi tre mesi dell’anno in corso.

Contestualmente, nel periodo di riferimento, si è verificata una perdita di oltre ventimila professionisti del credito, la quasi totalità dei quali proveniente dalle fila delle sette maggiori banche operanti in Italia. “Mentre la fase di concentrazione nel settore bancario prosegue senza sosta,” afferma con apprensione Esposito, “e le ripercussioni sul mondo del lavoro di questa riorganizzazione rimangono incerte, si renderebbe necessario un confronto costruttivo tra le rappresentanze dei lavoratori e l’Associazione Bancaria Italiana per assicurare al sistema adeguate tutele sul piano occupazionale e della presenza capillare nei territori.”

Il dossier dell’Ufficio Studi & Ricerche della Fisac Cgil, incentrato sull’evoluzione di sportelli e personale, evidenzia il progressivo restringimento del perimetro del sistema creditizio osservato durante il 2024. Anche nello scorso anno, difatti, si è assistito a un’ulteriore contrazione nel numero delle sedi operative, attestandosi al di sotto della quota simbolica dei ventimila, con un calo di cinquecentosei unità rispetto all’anno precedente e di ben 4658 rispetto al 2020, equivalente a una diminuzione del 19,2%.

Similmente, il livello occupazionale nel comparto bancario, pari a 261.653 addetti, ha subito una flessione dello 0,5% rispetto al 2023 (con una perdita di cinquecentonovantasei unità) e un drastico decremento del 7,3% negli ultimi cinque anni, con ben 25476 lavoratrici e lavoratori in meno.

La duplice contrazione di sportelli e personale negli ultimi cinque anni, come messo in luce dal dossier della Fisac, è principalmente riconducibile a quanto accaduto nei primi sette gruppi bancari, che hanno visto una riduzione della loro rete di sedi operative superiore alle 3100 unità nello stesso periodo. “Ormai da mesi siamo spettatori di dinamiche finanziarie,” osserva con inquietudine Susy Esposito, “ma manca una visione chiara sulle implicazioni occupazionali di questa fase di riassetto, e cresce il timore che le lavoratrici e i lavoratori siano le uniche pedine a farne le spese.”

Per tale ragione, secondo la segretaria della Fisac Cgil, “è improcrastinabile che l’Associazione Bancaria Italiana avvii una seria discussione con le organizzazioni sindacali su temi fondamentali come l’impiego e il riposizionamento territoriale, tenendo in debita considerazione la fase di profonda trasformazione del sistema. Si sta generando un’evidente anomalia: mentre con l’Abi raggiungiamo intese di sistema che spaziano dal contratto collettivo nazionale al fondo per l’occupazione, le sue associate paiono disinteressarsi di tali aspetti nei loro progetti di integrazione. Abbiamo urgente necessità di maggiore occupazione nel settore e di una più solida presenza nei territori, di una prospettiva globale che scaturisca da un confronto costruttivo tra le parti sociali e che ponga al centro le esigenze delle comunità locali, dei cittadini e delle imprese, in armonia con i principi sanciti dalla Carta Costituzionale.”

Il vuoto che si è venuto a creare nelle diverse zone del Paese, specialmente nelle aree interne e in quelle più periferiche, è stato solo parzialmente colmato dagli istituti di credito di dimensioni minori e dalle Banche di Credito Cooperativo (Bcc). Negli ultimi cinque anni, il numero di addetti delle banche di media e piccola taglia è aumentato di circa 900 unità, mentre gli organici delle Bcc sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto al 2019.

Tuttavia, in termini di diffusione territoriale, le banche di media e piccola dimensione e le Bcc hanno registrato una perdita rispettivamente di 1213 e 143 sportelli. Il dossier della Fisac evidenzia, tuttavia, un segnale incoraggiante: nel corso del 2024, questa tendenza alla contrazione da parte degli istituti di credito di minore dimensione sembra aver conosciuto una temporanea inversione di rotta, registrando un incremento di 17 sportelli (di cui 3 appartenenti alle Bcc) rispetto al 2023.

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Fisac  Cgil, con Susy Esposito, lancia un severo monito alle associazioni sindacali bancarie

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Elvira Zammarano

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