La riforma del Csm
Filiberto Palumbo e Franco Cassano
La recente riforma della magistratura ha suscitato un acceso dibattito, polarizzando le opinioni tra sostenitori e detrattori. Da un lato, Filiberto Palumbo, avvocato penalista ed ex componente laico del Csm, evidenzia come sia necessario separare le carriere tra magistrati giudicanti e richiedenti per garantire l’imparzialità del sistema giudiziario. Dall’altro, Franco Cassano, presidente della Corte d’Appello di Bari, critica duramente il rischio di una politicizzazione del Csm.
Palumbo: separare le carriere per un sistema più giusto
Filiberto Palumbo vede nella separazione delle carriere uno strumento indispensabile per assicurare la parità tra le parti processuali. A suo avviso, il mantenimento degli stessi percorsi professionali per giudici e pm mina la terzietà dei magistrati. Apprezza anche la proposta di affidare le funzioni disciplinari a un’Alta Corte, distinta dal Csm, ritenendola una misura per evitare conflitti di interesse.
Tuttavia, Palumbo si oppone al criterio del sorteggio dei membri del Csm, considerandolo contrario ai principi costituzionali. Per lui, è prioritario ridurre la discrezionalità dell’organo di autogoverno piuttosto che adottare un sistema casuale che rischia di abbassare la qualità professionale dei componenti.
Cassano: una riforma che rompe l’equilibrio costituzionale
Franco Cassano esprime un giudizio severo sulla riforma, definendola un attacco all’autonomia della magistratura. Secondo lui, il sorteggio comprometterebbe la rappresentatività del Csm, indebolendo l’indipendenza dei magistrati a favore della politica. Cassano ricorda che il Csm è nato per proteggere la magistratura dalle ingerenze del potere politico, un obiettivo che la riforma, a suo avviso, tradisce.
Anche sulla separazione delle carriere, Cassano è cauto: pur riconoscendo che i passaggi tra funzioni sono già limitati dalla riforma Cartabia, teme che la creazione di due Csm separati possa frammentare ulteriormente la magistratura.
Entrambi gli esperti concordano sull’importanza di preservare l’indipendenza della magistratura e sull’inefficacia del sorteggio come soluzione. Tuttavia, differiscono nella visione complessiva: mentre Palumbo auspica una riforma per garantire la parità processuale, Cassano teme che le modifiche proposte possano ridurre l’autonomia del sistema giudiziario.
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