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Scuola e covid

Riapertura scuola, tra paura, incertezza e caos

da Elvira Zammarano

È sicura, anzi certissima sulla riapertura della scuola, lo ha ribadito più volte in questi ultimi giorni, la ministra Azzolina. “In questi mesi – ha detto –  è stato fatto un importante lavoro per la ripresa che ha coinvolto tutti i Ministeri interessati, le Regioni, gli Enti locali, gli Uffici scolastici regionali, le scuole, con tutto il personale e i dirigenti scolastici, le parti sociali, le Associazioni di studenti e genitori”. Dunque, sembra assodato che dal 1 settembre i battenti degli istituti scolastici italiani debbano riaprire, per avviare le prime attività funzionali all’insegnamento e per il recupero degli apprendimenti degli studenti. Con l’inizio delle attività – ma già dal 24 agosto – sarà attivato anche il servizio scolastico help desk. Un canale virtuale, attivo dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, a cui tutte le scuole potranno accedere per fare fronte alle prime necessità.

Allora, bando alle paure, per la ministra, che si dice osteggiata dai sindacati, di cui peraltro racconta di essere stata in passato parte attiva,“Ho collaborato io stessa con un sindacato della scuola fino al 2017″, è in atto un vero e proprio sabotaggio da parte loro. “Non c’è dubbio però che in questo ruolo mi sia trovata di fronte ad una resistenza strenua al rinnovamento”, afferma. Ma,“Le scuole ripartiranno”.

La verità, spiega la Azzolina, parlando ancora dei sindacati, “Non è un mistero che siano contrari al concorso con prova selettiva: vorrebbero stabilizzare i precari, immissione in ruolo per soli titoli. Ma sa la sorpresa qual è? Per 80 mila posti sono arrivate in totale 570mila domande. Di queste solo 64 mila sono di docenti con almeno 36 mesi di servizio. Le altre 506 mila sono di neolaureati o giovani docenti. I precari hanno diritti acquisiti, ma i giovani hanno diritto di accesso. I concorsi sono indispensabili”.

Intanto, il numero dei contagi continua a salire. Gli ultimi report parlano di mille casi in più, tra ieri e oggi. A preoccupare tutti è la scarsa e dubbia informazione circa le misure di prevenzione da adottare nelle scuole. L’attesa di un protocollo emergenziale definitivo, dei banchi monouso, di conoscere i compiti e le responsabilità del referente scolastico Covid, del “con o senza” mascherina da utilizzare nelle aule, della sospensione di una classe piuttosto che dell’intero istituto, preoccupano addetti ai lavori e genitori. Oltretutto gravati dai numerosi interventi degli esperti, non ultimo quello del virologo Massimo Andreoni, primario del Dipartimento Malattie Infettive del policlinico Tor Vergata di Roma, “Sulla fattibilità delle mascherine in classe ho grande perplessità, è una cosa utile ma poco intelligente perché poco attuabile. Noi dobbiamo dire cose fattibili. Questo significa far impazzire gli insegnanti e anche i bambini, con il rischio che poi queste regole non si applichino. Anche per noi medici professionisti è un’abitudine dura quella della mascherina e ogni tanto dobbiamo prendere fiato, pensate i bambini. Poi vediamo che ogni giorno si cambia idea, aspettiamo la scelta finale sulla scuola ma oggettivamente per i bambini più piccoli è difficile, dalle medie già è più facile. Sono perplesso”.

Poi aggiunge: “Per quanto riguarda il controllo a scuola dei contagi, significherebbe fare il tampone, che non è una cosa banale, in un bambino di 6 anni, direi fastidioso. Si potrebbe fare come cosa intelligente per non chiudere tutte le scuole una dopo l’altra. Non è banale fare il tampone a tutta la classe ogni tot di tempo come alle squadre di Serie A per il campionato. Il test sierologico non sarebbe la cosa più corretta. Poi quando ci saranno i test rapidi potrebbero essere utili”.

Inoltre, dice, “I bambini di 6 anni sono dei bassi eliminatori di virus, si infettano ma il rischio della trasmissibilità è modesta. Man mano che crescono aumenta il rischio. Su questa base potrebbero essere scientificamente esonerati dalla mascherina. I bambini gravissimi sono stati pochi, può accadere ma si deve ragionare su un rischio ragionevole e su misure attuabili”. Infine, il virologo conclude, “Mandare a scuola dei bambini di 6 anni con la mascherina è infattibile e non si doveva nemmeno dire. Attenzione però che la letalità del virus non si è abbassata e non dobbiamo modificare i nostri atteggiamenti rispetto il virus”.

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