Si sta cercando di capire se c’è una possibile relazione tra la sindrome di Kawasaki e il Covid nei bambini contagiati. La sindrome di Kawasaki – infiammazione infantile dei vasi sanguigni (vasculite) – è una malattia piuttosto rara, benigna, la cui insorgenza è ancora sconosciuta. Il reale problema rimangono le arterie cardiache che se infiammate devono essere trattate tempestivamente per scongiurare possibili esiti infausti. I sintomi sono molteplici, dalla febbre, all’eruzione cutanea, alla lingua rosso fragola.
Un aumento sostanziale della sindrome, rispetto alla norma, è stata segnalata dal Giovanni XXIII di Bergamo, dove il cardiologo Matteo Ciuffreda ha affermato che “di solito nella bergamasca si riscontrano una decina di casi all’anno con sindromi di questo tipo. Di questa decina annua, solo due o tre con infiammazioni gravi. Ora però, in poco più di un mese all’ospedale di Bergamo hanno raggiunto i 20 casi”. “Quasi tutti”, ha detto Ciuffreda, “presentavano sindromi infiammatorie gravi, ma hanno poi reagito bene alle terapie e si sono ristabiliti dopo una media di quattro-cinque giorni”. “Di questi bambini, pochi sono risultati positivi al coronavirus, ma tutti facevano parte di famiglie con casi di Covid”
Dunque, se negli adulti e negli over 60, il “misterioso” virus ha causato esiti infausti, nei bambini (apparentemente) no. Sembrerebbero essere stati risparmiati e tutti abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Tuttavia, ora ci sarebbe questa novità. Naturalmente è troppo presto e troppo poco conosciuto il virus per trarre conclusioni significative. Intanto però, i dati confermano che le infiammazioni multisistemiche sono in aumento e che spesso si deve far ricorso al ricovero anche nelle terapie intensive.