Home Scuola Avviso per i naviganti, DaD e Online: criticità, violazione delle piattaforme, pericoli. Ma la responsabilità di chi è?
Didattica a Distanza, violazione delle piattaforme

Avviso per i naviganti, DaD e Online: criticità, violazione delle piattaforme, pericoli. Ma la responsabilità di chi è?

da Anna Caprioli
cosimo

Avv. Cosimo Martino, civilista e matrimonialista, patrocinante presso il Tribunale Ecclesiastico

La Didattica a Distanza (DaD), vista come unica possibilità per mantenere in vita ciò che resta della Scuola in questo momento. Tra linee singhiozzanti, pc obsoleti (utilizzabili da tutta la famiglia), docenti e genitori hanno cercato di tenere in piedi, con immensi sacrifici e altrettanto spirito di adattamento, il nuovo “sistema”. Dunque, che piaccia o no, la Scuola si deve riorganizzare (e regolare) in base ai diktat delle piattaforme molte delle quali free. Ne sono state attivate diverse, comprensive di varie opzioni, tra cui anche le video lezioni. Ma quali sono le criticità della didattica a distanza e on line e, soprattutto, quali i pericoli? Lo chiederemo all’avvocato Cosimo Martino, esperto in diritto scolastico e di famiglia e vice direttore di WideNews. In questa intervista, l’avvocato, ci illustrerà, dal punto di vista tecnico giuridico, cosa significa utilizzare una piattaforma on-line.

Avvocato, la Dad è uno strumento efficace, l’unico in  questo momento, eppure si sente parlare di criticità
“Va detto, preliminarmente, che il ricorso alla didattica a distanza è avvenuto in una situazione di emergenza e, di fatto, tutte le scuole italiane, nel volgere di poche settimane, hanno iniziato ad utilizzare non solo maggiori funzionalità del tradizionale Registro Elettronico,  peraltro già in uso, ma altresì nuove piattaforme informatiche e, in particolare, le video lezioni, sia sincrone (videoconferenza) e che asincrone, sulle quali si ribadisce la loro  non obbligatorietà”.

Non sono obbligatorie, ma i Dirigenti le caldeggiano e i docenti le usano, secondo lei perché?
“Sicuramente perché sono immediate, performanti e dirette. Creano l’illusione di un’aula e di una didattica in presenza. Effettivamente sono di supporto a tutti, docenti, studenti e, soprattutto, famiglie che, in questo modo, possono contare sulla capacità dei professori per tenere impegnati il più possibile i loro figli come se fossero a scuola. Ma  il primo dato che emerge ictu oculi è il seguente: improvvisamente,  sono confluiti  in rete milioni e milioni di dati sensibili ed informazioni di docenti, studenti e intere famiglie che, inutile nasconderlo, costituiscono un ricco potenziale bottino per i “pirati” informatici o hakers”.

Se la DaD è così necessaria ma anche rischiosa, come proteggere il personale scolastico e le famiglie?
“Qui sorge un legittimo quesito, dettato prima che da competenze tecnico-giuridiche, dal buon senso: quali preventive  tutele sono state approntate al fine di proteggere informazioni, dati  e finanche immagini così intrinsecamente connessi  ai soggetti, perlopiù minori,  coinvolti nell’attività didattica?  Le modalità di relazione tra docenti e studenti, la comunicazione di immagini e video espressione di pensieri, riflessioni, talvolta  paure e  speranze, oltre che di saperi, è transitata e transita attraverso il web che, nostro malgrado, ne è diventato non solo spettatore, ma anche “custode” o, in un certo senso, padrone. Lo stesso Garante della Privacy, quando afferma,  «Ritenuto che … superata la prima fase emergenziale in cui sono state avviate d’urgenza iniziative di didattica a distanza, Scuole ed Università potranno gradualmente valutare di adottare ulteriori misure per rafforzare la piena conformità al Regolamento e al Codice della Privacy (GDPR del 19.09.18 – UE)”». Questo fa comprendere l’approssimazione con cui è stata messa in atto la DaD  prima e la Didattica online poi. Indizio a mio parere non trascurabile”.

Questo significa allora che la Scuola pubblica italiana, nel suo complesso, sta utilizzando strumenti  informatici, “panieri” di informazioni e dati sensibili, in tacita deroga alla normativa nazionale ed europea in materia di tutela della privacy?
“Premessa la indubbia buona fede dei soggetti coinvolti (M.I.U.R.,  Garante della Privacy, Dirigenti scolastici)  in questa situazione emergenziale, permane il dubbio che si sia peccato, forse, di ingenuità. A riprova delle osservazioni su esposte che non hanno alcuno scopo polemico, ma al contrario tentano di offrire spunti di riflessione per una maggiore tutela non solo dei docenti, ma primariamente dei minori, si può citare l’attacco dello scorso 8 aprile al registro Elettronico (AXIOS), da parte di ignoti hackers, su cui sta ancora indagando la Polizia Postale”.

Il Registro elettronico è in uso da anni ormai…
“Certo, il Registro Elettronico è uno strumento già ampiamente collaudato, ma si consideri che improvvisamente le scuole italiane, per fronteggiare la chiusura,  hanno dovuto far ricorso a piattaforme offerte in rete, per poter fruire di funzioni non ancora assicurate dal RE. Preme anche  evidenziare che l’eventuale violazione delle piattaforme informatiche è perseguita dalla Legge, tant’è che il nostro codice penale prevede e punisce «Il delitto di accesso abusivo ad un sistema informatico». In particolare, l´art.615-ter c.p.,  va considerato, unitamente al 640-ter c.p.,  l´articolo più importante introdotto dalla legge n° 547 del ’93.  Che rende penalmente perseguibile l´accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza o il mantenimento in esso contro la volontà espressa o tacita dell´avente diritto»”.

La legge a nostra tutela e in nostro soccorso…
“Certamente, ma sappiamo anche quanto sia complesso  e, in alcuni casi, impossibile, identificare l’autore dei reati informatici, considerato che la commissione di tali reati è facilitata dalla continua evoluzione dello spazio virtuale che consente la delocalizzazione delle risorse e la loro raggiungibilità da ogni luogo e distanza anche, e soprattutto, grazie alla nuova dimensione IT offerta dal Cloud Computing. Quello sferrato nei confronti di Axios, infatti, non è il primo attacco informatico che si è verificato nel corso delle ultime settimane nei confronti del mondo della Scuola. Era già accaduto  che gli hackers si fossero infiltrati nelle piattaforme mediante le quali gli studenti seguono le loro lezioni in streaming o con le quali scaricano i compiti assegnati dai docenti, pubblicando materiale di ogni genere, fino purtroppo alla pornografia”.

Premessa la norma penale, proteggerci è impossibile?
“Non per creare allarmismi, ma i mass media ci informano quotidianamente delle attività dei criminali “informatici”, attività che spazia dal Phishing  – un tipo di frode ideato allo scopo di rubare l’identità di un utente – alle Molestie e al Cyberbullismo, sino alla pedopornografia online. Fenomeno, quest’ultimo, che come affermato dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online – organo del Ministero dell’Interno che coordina le attività investigative, di prevenzione e contrasto dello sfruttamento sessuale dei minori su internet -,  si è modificato negli anni, seguendo lo sviluppo della tecnologia informatica, agevolato, inoltre, proprio dal ricorso  sempre più massiccio a  piattaforme e strumenti informatici. Riteniamo che, di tali criticità tutti i soggetti coinvolti in questa situazione di emergenza Dirigenti scolastici, docenti e genitori, debbano essere informati, per prudenza e maggiore tutela”.

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