Agguato nella Sibaritide, Ernesto Rapani chiede l’Esercito per fermare la criminalità

La violenza torna a colpire la Sibaritide con un drammatico agguato a Lattughelle, costato la vita a una donna e il ferimento grave del marito Damiano Pepe. Di fronte a questo scenario critico, il senatore Ernesto Rapani interviene con decisione per sollecitare risposte immediate da parte dello Stato. La proposta centrale riguarda l’estensione dell’operazione Strade Sicure, mirata a portare i militari sul territorio come deterrente e a liberare risorse umane per il controllo attivo.

Il recente fatto di sangue a Lattughelle riaccende il dibattito sulla sicurezza in un’area particolarmente esposta alle dinamiche della criminalità organizzata. Il senatore Ernesto Rapani respinge con forza le letture ottimistiche di chi minimizza i rischi e insiste sulla necessità di guardare in faccia la realtà. La risposta istituzionale deve essere rapida e tangibile, senza attendere che la cronaca nera si ripeta.

La strategia indicata dal parlamentare si articola su più livelli operativi. Il primo punto riguarda il potenziamento strutturale dell’Arma dei Carabinieri. Rapani conferma l’impegno a sollecitare il ministero competente affinché si concretizzi la richiesta di elevare a Gruppo l’attuale Comando territoriale. Tale passaggio amministrativo serve a dotare la Sibaritide di una cabina di regia più forte e adeguata alla vastità e alle peculiarità criminali del comprensorio.

Nel frattempo, il lavoro quotidiano delle donne e degli uomini in divisa riceve il pieno sostegno politico. Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza operano tra mille difficoltà legate soprattutto alla carenza di organico, un problema storico che gli ultimi provvedimenti del governo hanno iniziato ad affrontare ma che richiede ulteriore continuità d’azione.

Sul fronte dell’impiego dell’Esercito, Rapani precisa i contorni della misura. Nessuno individua nei militari la soluzione definitiva contro la criminalità organizzata, ma l’operazione Strade Sicure rappresenta uno strumento di deterrenza e una presenza visibile dello Stato. La logica operativa prevede di liberare gli agenti impegnati in compiti fissi di vigilanza, come nel cantiere del nuovo ospedale della Sibaritide, per destinarli direttamente alle attività di prevenzione e controllo stradale e urbano.

La collaborazione tra le diverse istituzioni diventa così il requisito indispensabile per invertire la rotta. La sicurezza dei cittadini non può trasformarsi in un tema da affrontare soltanto sull’onda emotiva delle tragedie, ma richiede una programmazione costante e una presenza radicata sul territorio.

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Elvira Zammarano

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