Continuano a emergere particolari sconcertanti dall’inchiesta giudiziaria che ha travolto gli uffici tecnici dell’Azienda Sanitaria Locale di Bari, mettendo a nudo un sistema collaudato di favori e bustarelle. Al centro della nuova tranche investigativa condotta dalla Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura barese, figura nuovamente Nicola Iacobellis, sessantunenne di Giovinazzo ed ex responsabile tecnico dell’ente sanitario. L’ingegnere, che ha già patteggiato una pena a 5 anni di reclusione per il primo filone d’indagine, si trova ora al centro di ben 14 episodi contestati tra dazioni in denaro e utilità materiali. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, le controprestazioni pretese dalle imprese esecutrici non si limitavano a somme liquide, ma comprendevano la ristrutturazione integrale e la fornitura di arredi di altissimo pregio per il suo immobile di residenza sul lungomare capoluogo.
Le pretese d’arredo per l’appartamento di lusso e le fatture degli appaltatori
Gli accertamenti patrimoniali e le testimonianze raccolte dai magistrati hanno documentato una lista dettagliata di beni di consumo e opere edili pretese dal dirigente per completare l’attico barese intestato alla consorte. Tra gli elementi di arredo consegnati figurano un divano dal valore commerciale prossimo ai 40 mila euro, tavoli da soggiorno, complementi di illuminazione, mobili da parete e sanitari di marche di prima qualità, oltre ad opere impiantistiche eseguite a titolo gratuito da ditte già affidatarie di commesse pubbliche.
L’analisi dei supporti digitali sequestrati ha confermato il passaggio dei beni, riscontrando la presenza di riprese video realizzate all’interno dell’abitazione al termine del montaggio. Gli accertamenti contabili hanno evidenziato come le ditte fornitrici emettessero la fatturazione dei complementi d’arredo direttamente nei confronti degli imprenditori coinvolti negli appalti sanitari, i quali si facevano carico dei saldi per garantire la continuità dei propri contratti con la struttura pubblica.
Il sistema dei lavori negli ospedali e i legami con le imprese ammesse
Il meccanismo corruttivo ruotava attorno all’assegnazione e alla gestione dei cantieri per l’ammodernamento delle strutture sanitarie della provincia, tra cui spiccano le opere di riqualificazione dell’ex presidio ospedaliero di Triggiano, un appalto dal valore complessivo di circa 2 milioni di euro. Le ditte affidatarie, attraverso frazionamenti e subappalti, provvedevano al sostentamento delle spese private del funzionario pubblico e alla copertura dei costi per le lavorazioni eseguite anche presso le sue proprietà immobiliari private.
Le deposizioni rese davanti agli inquirenti dagli stessi protagonisti e dalle segreterie operative delle imprese coinvolte hanno confermato la prassi sistematica con cui venivano concordate le specifiche dei materiali da acquistare, le coperture finanziarie fittizie e la gestione delle maestranze impiegate nei cantieri privati.
L’avanzamento del procedimento penale e le richieste della Procura
Il quadro probatorio delineato dai magistrati della Procura di Bari ha portato alla richiesta di applicazione di tutele cautelari nei confronti di 13 persone, tra imprenditori del settore edile-impiantistico e dipendenti delle società in house dell’Azienda Sanitaria Locale. Per una parte dei soggetti coinvolti sono stati fissati gli interrogatori di garanzia dinanzi al giudice per le indagini preliminari.
L’attività investigativa, integrata dalle ammissioni rese da alcuni indagati durante le fasi iniziali di carcerazione, prosegue nell’analisi della regolarità delle procedure di gara e dell’eventuale coinvolgimento di ulteriori figure amministrative nella gestione dei fondi destinati alla manutenzione delle strutture sanitarie pugliesi.
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