La vicenda dell’impianto siderurgico ionico attraversa uno dei momenti più bui e complessi della sua storia, spaccata tra un’emergenza occupazionale senza precedenti e una ferita ambientale ancora aperta. Da una parte, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia hanno inoltrato la richiesta di cassa integrazione per 6.964 dipendenti dello stabilimento tarantino, a seguito del blocco delle lavorazioni dell’area a caldo disposto dai giudici. Dall’altra, la società civile è tornata a farsi sentire con forza: oltre tremila persone hanno sfilato in corteo per chiedere lo stop alle emissioni nocive, la bonifica del territorio e la tutela immediata della salute dei bambini e delle famiglie.
I numeri presentati dalla struttura commissariale fotografano una crisi produttiva di proporzioni enormi. La misura di sospensione dal lavoro avanzata dai tecnici coinvolge 4.667 operai di fabbrica, 733 figure intermedie e 1.564 tra impiegati e quadri. Una decisione motivata dalla necessità di abbattere i costi di gestione dopo lo spegnimento degli impianti di produzione primaria e il fermo delle forniture esterne, in attesa dei pronunciamenti della magistratura e dei tavoli istituzionali a Roma.
Le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb si sono opposte con fermezza al provvedimento, sottolineando come il blocco delle attività rischi di mettere in ginocchio l’intero indotto cittadino. Per i rappresentanti dei lavoratori occorrono risposte immediate, interventi di sostegno statale e garanzie di continuità lavorativa.
Nel medesimo momento in cui si discute il futuro delle fabbriche, le strade del centro cittadino sono state attraversate dal lungo corteo promosso dal movimento Onda del Futuro. Famiglie, giovani, medici ed ex lavoratori si sono uniti in una marcia pacifica ma determinata per dire basta all’inquinamento atmosferico e ricordare le tante vittime causate dalle patologie ambientali negli ultimi decenni.
Attraverso striscioni, immagini e testimonianze dirette dei genitori che hanno perso i propri figli, la manifestazione ha ribadito l’urgenza di una svolta radicale per il territorio. All’iniziativa ha partecipato anche il cantautore Diodato, che ha unito la propria voce a quella dei manifestanti per chiedere che la tutela della salute pubblica non venga mai più messa in contrapposizione con la dignità del lavoro.
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