L’impennata dei costi delle materie prime e le tensioni internazionali riaccendono i riflettori sulla fragilità del sistema energetico nazionale. Dieci associazioni di settore presentano al Governo una tabella di marcia in sette punti per abbattere i consumi, alleggerire le bollette di famiglie e imprese e accelerare sull’indipendenza energetica attraverso scelte strutturali e sostenibili.
Le leve immediate per la sicurezza energetica nazionale
L’instabilità dei mercati globali torna a pesare in modo diretto sulle tasche dei cittadini e sul tessuto produttivo – con il prezzo del greggio nuovamente oltre la soglia dei cento dollari e quotazioni del gas in forte rialzo – mettendo a nudo le fragilità di un Paese ancora troppo legato ai combustibili fossili. Di fronte a un quadro geopolitico così complesso e con la stagione fredda alle porte, dieci sigle di riferimento del settore energeticoclima – tra cui AICARR, ARSE, AssoEGE, ATER, Distretto Pugliese La Nuova Energia, Federidroelettrica, FIRE, Kyoto Club, Legambiente e ITALCOGEN, riunite nel Coordinamento FREE e affiancate da Ecofuturo – hanno inviato una richiesta formale alle istituzioni per cambiare rotta senza esitazioni.
«Con il petrolio tornato sopra i 100 dollari al barile, il gas sui livelli più alti dal 2023 e un inverno alle porte con stoccaggi europei bassi, chiediamo al Governo di mettere efficienza energetica, fonti rinnovabili ed elettrificazione dei consumi al centro della risposta alla crisi energetica dovuta alla guerra in Medioriente. Sono le leve più rapide per ridurre consumi e importazioni e le uniche che producono benefici strutturali, invece di sussidi destinati a esaurirsi con l’emergenza».
I dati Eurostat confermano l’esposizione dell’Italia: nel 2024 la risorsa metano copriva oltre il 40% dei consumi industriali e di quelli legati a residenziale e terziario, mentre il comparto dei trasporti risultava dipendente per il novantadue per cento dai derivati del petrolio. A questo dato si aggiunge l’impatto sulla generazione elettrica – dove il gas incide per più della metà della produzione netta nazionale, trasmettendo ogni oscillazione dei prezzi direttamente sulle fatture finali.
Sette azioni concrete per liberare risorse e sostenere le famiglie
Per uscire da una logica puramente emergenziale occorre puntare su interventi a basso impatto sulle finanze pubbliche e ad alto rendimento – valorizzando strumenti come gare competitive, garanzie e fondi rotativi – capaci di attrarre capitali privati e ridurre stabilmente la dipendenza dall’estero. La proposta inviata all’esecutivo traccia sette priorità d’azione immediate, a partire dall’avvio di una grande campagna informativa rivolta a cittadini e aziende sui comportamenti virtuosi e le tecnologie a rapido rientro economico.
Sul piano normativo viene richiesta la chiusura tempestiva dei recepimenti comunitari dedicati all’efficienza e al rendimento energetico nell’edilizia – le cui scadenze sono ormai superate – per dare certezze alle imprese sulle diagnosi e garantire alla pubblica amministrazione i target di abbattimento dei consumi. Si sollecita poi l’emanazione del decreto FER-T sul calore rinnovabile nei processi produttivi – incrementando le risorse previste nella bozza – e l’attivazione delle aste per i certificati bianchi a supporto della riqualificazione industriale.
Il piano include infine il potenziamento del Fondo nazionale per l’efficienza energetica, un quadro di detrazioni fiscali stabile e pluriennale nella legge di bilancio per orientare gli investimenti private e l’integrazione tra le risorse europee della direttiva edifici e quelle del Piano Sociale per il Clima – un passaggio fondamentale per tutelare le famiglie vulnerabili e le microimprese garantendo una transizione giusta.
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