Nessun reato di caporalato nei campi di Corigliano Rossano. Il Tribunale di Castrovillari assolve con formula piena un imprenditore catanese di 64 anni, presidente del consiglio di amministrazione di una società agricola di Adrano. L’uomo rischiava una condanna per l’impiego di un lavoratore straniero senza permesso di soggiorno, ma i giudici hanno accolto le richieste della difesa e respinto la ricostruzione della Procura.
La vicenda nasce da un controllo dell’Ispettorato del Lavoro di Cosenza nei terreni di contrada Iti, nel comune di Corigliano Rossano. Durante l’ispezione, gli ufficiali di polizia giudiziaria trovano 4 braccianti di nazionalità marocchina intenti a raccogliere agrumi per conto di una cooperativa locale. Uno dei lavoratori risulta privo del permesso di soggiorno e gli agenti lo accompagnano al comando dei Carabinieri di Corigliano Calabro per il fotosegnalamento e i controlli dell’Ufficio Immigrazione.
Gli ispettori sospendono l’attività d’impresa e contestano l’impiego di manodopera clandestina al presidente della ditta siciliana, legata alla cooperativa da un contratto di erogazione servizi. La Procura avvia il processo penale a carico del manager catanese e chiede in aula la condanna a 6 mesi di reclusione e 5000 euro di multa.
Nel corso del dibattimento sfilano i funzionari dell’Ispettorato e i testimoni citati dalle parti, mentre la difesa deposita i documenti sulla gestione delle lavorazioni agricole. La linea legale dimostra l’assenza di responsabilità dirette dell’imputato sull’ingaggio del personale sul campo.
Il giudice esamina gli atti e accoglie le tesi difensive, pronunciando sentenza di assoluzione per l’imprenditore siciliano. «La sentenza chiarisce la corretta ripartizione delle responsabilità operative e contrattuali tra la ditta committente e la struttura che gestisce le lavorazioni sul campo», dichiara l’avvocato Francesco Nicoletti. «Il dibattimento ha confermato che l’azienda operava nel rispetto dei contratti sottoscritti, senza esercitare alcun controllo diretto sull’ingaggio dei singoli braccianti».
L’esito processuale cancella ogni addebito a carico del manager e chiude il caso penale legato ai controlli nell’agrumeto. «La decisione del tribunale restituisce piena dignità professionale a un imprenditore che ha sempre agito nel rispetto delle regole», conclude l’avvocato Nicoletti.
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