Portare in tavola uno dei prodotti simboli della dieta mediterranea è diventato un lusso per milioni di famiglie. L’associazione dei consumatori Codici lancia un duro allarme sulle speculazioni che soffocano il carrello della spesa, concentrando l’attenzione sui rincari anomali che subiscono i pomodori nel passaggio dai campi ai banchi della grande distribuzione. Con aumenti all’origine che sfiorano il 227% e prezzi al dettaglio raddoppiati, l’organizzazione chiede un intervento immediato del Governo per verificare i margini di profitto delle grandi catene commerciali, affinché un bene primario non si trasformi in una fonte di rendita ingiustificata a danno dei cittadini.
I numeri della speculazione dal campo al banco del supermercato
L’analisi dei dati di mercato evidenzia una sproporzione evidente lungo la filiera agroalimentare. Le rilevazioni effettuate da Ismea nella seconda settimana di ottobre 2026 mostrano come i pomodori tondi rossi a grappolo abbiano raggiunto un valore medio di 2,10 euro al chilogrammo direttamente alla produzione, segnando un incremento del 121,1% rispetto al medesimo periodo del 2025.
Una volta arrivati sugli scaffali dei supermercati, gli stessi ortaggi vengono venduti a cifre comprese tra 3,50 euro e 6,00 euro al chilogrammo. Il divario tra quanto incassa l’agricoltore e quanto sborsa il consumatore finale sfiora così il 100% di ricarico, una quota che supera di gran lunga la semplice copertura dei costi di trasporto, stoccaggio e tassazione.
La richiesta di controlli sui margini delle grandi catene commerciali
Sulla vicenda è intervenuto con decisione il segretario nazionale di Codici, Ivano Giacomelli, chiedendo un’inversione di rotta nelle politiche di controllo dei prezzi. Secondo l’associazione, dopo le verifiche avviate sui settori bancario ed energetico, è giunto il momento di accendere i riflettori sui bilanci e sulle dinamiche interne della grande distribuzione organizzata.
L’obiettivo dichiarato non è quello di penalizzare il tessuto imprenditoriale, bensì di fare piena chiarezza sulle percentuali di guadagno reale trattenute dai colossi della vendita al dettaglio. Senza un monitoraggio rigoroso delle dinamiche commerciali, il rischio è che il potere contrattuale della grande distribuzione continui a scaricare la totalità dei rincari sulle spalle delle famiglie e dei piccoli produttori agricoli.
Un bene primario da tutelare contro le rendite di posizione
La questione dei rincari ortofrutticoli non rappresenta soltanto una criticità economica temporanea, ma impatta direttamente sulla qualità della vita e sull’alimentazione quotidiana. L’invito rivolto alle istituzioni governative è quello di attivare strumenti di vigilanza per impedire che le speculazioni di filiera compromettano l’accesso ai beni di prima necessità.
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