Il settore del mobile imbottito tra Puglia e Basilicata rischia di perdere uno dei suoi simboli industriali più importanti. Di fronte allo stallo delle trattative e all’assenza di risposte da parte delle istituzioni centrali, le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno inviato una sollecitazione formale al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per convocare d’urgenza la direzione della Natuzzi. La vertenza coinvolge direttamente circa 1800 operai e impiegati, costretti a fare i conti con la progressiva delocalizzazione della produzione all’estero, tagli alle linee di montaggio locali e ritardi nei pagamenti delle retribuzioni mensili.
La mappa produttiva dell’azienda sul territorio murgiano appare fortemente ridimensionata rispetto agli anni passati. Della rete dei 5 siti storici dell’area ne restano operativi solo 2, che incontrano crescenti difficoltà nella gestione dei materiali e nell’organizzazione dei turni, con ripercussioni sul rispetto dei protocolli di tutela della salute nei luoghi di lavoro.
A questa riorganizzazione si sommano il costante ricorso agli ammortizzatori sociali e l’aumento delle lavorazioni trasferite negli impianti in Romania. I rappresentanti dei lavoratori chiedono che l’Esecutivo non si limiti alla gestione passiva della cassa integrazione, ma imponga garanzie concrete per tutelare il patrimonio manifatturiero e l’occupazione della filiera.
A distanza di 30 giorni dalla prima istanza inviata al Mimit, i sindacati denunciano un silenzio istituzionale che rischia di aggravare lo stato di tensione sociale nella comunità locale.
In una nota congiunta, i dirigenti della Fillea Cgil e della Cgil nazionale hanno espresso forte preoccupazione per la piega presa dalle trattative: «Ad un mese dalla nostra richiesta di riapertura urgente di un tavolo di confronto al Mimit sulla vertenza Natuzzi, non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Nel frattempo la crisi non si ferma e si fa sempre più drammatica. La convocazione non è più procrastinabile. Aumenta lo spostamento della produzione in Romania, le lavoratrici e i lavoratori vedono arrivare lo stipendio sempre più in ritardo e in più soluzioni, l’utilizzo della cassa integrazione si fa sempre più spinto, i materiali scarseggiano, la disorganizzazione sugli unici due stabilimenti di cinque rimasti operativi crea forti disagi nella lavorazione di quello che ancora si riesce a produrre in Italia e in termini di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La Natuzzi sta trascinando parte importante del distretto del mobile murgiano nel baratro, un pezzo del Made in Italy rischia di scomparire».
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