Agricoltura in ginocchio a Foggia: la denuncia di CIA Capitanata tra rincari e prezzi al ribasso

I vertici provinciali della CIA Agricoltori Italiani di Capitanata hanno tracciato un quadro drammatico della situazione produttiva nel territorio foggiano. L’impennata sproporzionata delle spese operative per carburante, risorse idriche e fertilizzanti, associata a un crollo verticale dei profitti riconosciuti alle imprese sul campo, rischia di soffocare l’intero settore primario. L’organizzazione sollecita un intervento governativo immediato per arginare la concorrenza sleale dei Paesi extraeuropei e garantire un’equa distribuzione dei margini lungo tutta la filiera agroalimentare.

La vertenza che interessa le aziende agricole della provincia di Foggia assume i contorni di una vera emergenza economica. Le rilevazioni mostrano un aumento incontrollato dei costi di gestione per i fattori produttivi indispensabili, a cominciare dal carburante agricolo, raddoppiato rispetto ai livelli antecedenti alle recenti crisi geopolitiche. A questa spesa si aggiunge l’impennata dei concimi e dei costi legati all’approvvigionamento per l’irrigazione, penalizzati dalle rincorse speculative della filiera energetica.

A fronte di uscite sempre più onerose, la risposta del mercato penalizza duramente chi lavora la terra. I valori di listino corrisposti ai coltivatori hanno subito un abbattimento drastico per le colture simbolo del territorio – dal grano duro all’olio extravergine d’oliva pugliese, passando per le uve da tavola e da vino – fino al caso emblematico del pomodoro da industria, remunerato con i medesimi valori di cinque anni fa nonostante i costi esorbitanti per i trattamenti d’emergenza.

Durante la presentazione delle analisi sui bilanci aziendali, il presidente di CIA Capitanata, Rino Mercuri, ha sottolineato lo squilibrio profondo che caratterizza le dinamiche distributive: «Tra il campo e lo scaffale dei supermercati il prezzo di un prodotto seminato, coltivato e raccolto dal produttore aumenta fino al 300%». Mercuri ha ribadito la necessità di rivedere i parametri contrattuali e favorire l’acquisto di cibi italiani nelle mense pubbliche, precisando che «bisogna ancorare i prezzi al produttore ai costi di produzione» per restituire dignità al lavoro nei campi.

A fare eco alle parole del presidente è stato il direttore provinciale Nicola Cantatore, il quale ha rimarcato l’impatto distruttivo delle importazioni estere svincolate da norme rigorose: «Serve reciprocità e attuare concretamente il decreto legislativo 198/2021 che limita lo strapotere della GDO su pratiche al ribasso e altro ancora». Cantatore ha messo in guardia contro le asimmetrie normative legate al costo della manodopera e ai prodotti fitosanitari usati fuori dai confini europei.

La richiesta finale indirizzata alle istituzioni – sostenuta dai dirigenti Mercuri e Cantatore – punta all’immediata proclamazione dello Stato di Crisi per fermare la svalutazione del patrimonio agricolo foggiano e prevenire mobilitazioni di protesta.

Per segnalazioni, contributi o per contattare la redazione di WideNews.it, è possibile scrivere a redazione@widenews.it, consultare il nostro sito www.widenews.it o seguirci sulla nostra pagina ufficiale Facebook

Condividi su:
Anna Caprioli

Anna Caprioli

Lascia un commento