Crisi dell’olio, sale la tensione nel comparto: Orgoglio Olivicolo proclama lo stato di agitazione

Il comitato nazionale annuncia proteste e assemblee permanenti dopo mesi di totale inerzia istituzionale sulle richieste del settore.

Al centro della protesta guidata dal portavoce nazionale Francesco Losito vi è una piattaforma rivendicativa chiara, rimasta tuttavia priva di riscontri fattuali per oltre un anno. Tra le priorità disattese figurano la dichiarazione formale dello stato di crisi per l’intera olivicoltura, l’introduzione immediata di strumenti di tracciabilità totale per olio e olive, e l’attivazione di controlli fiscali e sanitari rigorosi sulle massicce importazioni estere. Di fronte a promesse rivelatesi vane, il comitato ha avviato un fitto calendario di incontri assembleari con tutte le realtà di categoria per definire le modalità operative delle prossime proteste di piazza, chiamando a raccolta migliaia di lavoratori esasperati.

I quattro punti chiave della mobilitazione di categoria

Il documento programmatico diffuso dal comitato sintetizza le urgenze non più prorogabili per la sopravvivenza delle imprese del settore, in concomitanza con l’avvio della nuova campagna olivicola. Le richieste prioritarie si articolano in passaggi ben definiti:

  • L’attivazione tempestiva delle procedure amministrative per il riconoscimento dello stato di crisi a favore di frantoi e produttori agricoli.
  • L’adozione immediata del documento di trasporto in formato elettronico, ricalcando il modello già collaudato con successo nel comparto vitivinicolo.
  • L’implementazione di un piano straordinario e capillare di verifiche anti-frode su scala nazionale.
  • L’introduzione di misure mirate per il ritiro e lo stoccaggio del nuovo prodotto, volte a sostenere i prezzi alla produzione e a garantire adeguate risorse finanziarie ai frantoi.

Mentre la campagna olivicola entra nel vivo, il settore si stringe attorno alle sigle sindacali e ai comitati di categoria per pretendere risposte immediate che vadano oltre la semplice retorica istituzionale. La mobilitazione non rappresenta soltanto un atto di forza sindacale, ma un grido d’allarme per la salvaguardia di un patrimonio economico e culturale che rischia il collasso. La palla passa ora al Governo e ai ministeri competenti: la tenuta di un intero comparto strategico dipenderà dalla capacità di tradurre le promesse istituzionali in decreti concreti prima che la protesta si sposti definitivamente nelle piazze di tutta Italia.

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Aurelio De Sanctis

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