La restituzione alla città dei campi di calcetto sul lungomare di Bari Vecchia non rappresenta soltanto un bell’intervento di riqualificazione urbana. Per chi osserva la storia del nostro territorio con occhio critico e partecipe, questo taglio del nastro porta con sé una densità emotiva e civile che va ben oltre la cronaca. Intitolare quegli spazi a Michele Fazio significa richiamare la presenza viva di un ragazzo che era già, nei fatti e nei valori, un piccolo uomo. Un quindicenne cresciuto in una famiglia perbene, animato dall’idea che il proprio posto nel mondo andasse conquistato con lo studio, con la dedizione e persino con il sacrificio di un lavoro serale, scelto per sentirsi adulto e responsabile.
La brutalità della malavita ha spezzato un’esistenza che stava gettando basi solide e consapevoli, strappando ai genitori Pinuccio e Lella la gioia di veder maturare i frutti dei propri insegnamenti. Eppure, proprio da quel dramma indicibile che ha segnato la storia di Bari, è fiorito un lavoro immenso di civiltà, di testimonianza ed etica. I genitori di Michele hanno trasformato un dolore devastante in un presidio di riscatto permanente per l’intera comunità, impedendo che l’oblìo avvolgesse il nome e l’esempio del loro figlio.
Michele Fazio è un giovane che non diventerà mai vecchio, ma la cui voce continua a parlarci con straordinaria nitidezza. Il suo ricordo resta un’eredità indelebile nell’immaginario e nella coscienza collettiva della nostra città. Vedere i bambini e gli adolescenti di Bari Vecchia correre su quel prato significa permettere a Michele di continuare a vivere nei loro sogni e nella loro voglia di futuro, ricordando a tutti noi che la speranza e la dignità sono più forti di qualsiasi violenza.
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