La piaga dei contratti a termine all’interno delle istituzioni scientifiche statali si trasforma in una mobilitazione di piazza coordinata su scala nazionale. Il movimento dei Precari Uniti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ha indetto per il prossimo 8 luglio un’importante azione di protesta che toccherà in contemporanea diverse città italiane. Nel capoluogo pugliese, l’appuntamento è fissato ufficialmente alle ore 11:30 direttamente presso gli spazi del CNR – Area della Ricerca di Bari. In questa sede, i ricercatori daranno vita a una performance dal forte impatto visivo e simbolico: andrà infatti in scena il “suicidio della ricerca italiana”, una rappresentazione pensata per denunciare come la precarietà uccida la scienza e per evidenziare il rischio imminente di vedere azzerate competenze professionali insostituibili, formate per anni con ingenti risorse pubbliche.

La situazione dell’Area di Ricerca di Bari rispecchia un quadro di profonda sofferenza strutturale. Secondo le stime, nel perimetro locale si contano circa cento lavoratori privi di una stabilizzazione contrattuale, molti dei quali hanno accumulato tra i 10 e i 12 anni di servizio continuativo, vedendosi rinnovare ciclicamente borse di studio, assegni di ricerca e contratti a tempo determinato. Questo bacino di altissima specializzazione rischia oggi di essere disperso a causa dell’esaurimento dei finanziamenti temporanei legati ai progetti del PNRR e della scadenza naturale dei contratti in essere, con la conseguente perdita non solo di posti di lavoro, ma di anni di preziosa esperienza sul campo.
L’affondo di Andrea Bosco (FLC CGIL Bari) e le motivazioni della protesta
A sostenere con forza la protesta dei ricercatori è la FLC CGIL Bari, che mette a nudo i limiti strutturali di un sistema ormai giunto al punto di rottura. Le motivazioni del flash mob risiedono principalmente nella drammatica lentezza che caratterizza i percorsi di assunzione a tempo indeterminato. Le statistiche nazionali elaborate dal sindacato sono impietose: attraverso lo scorrimento delle graduatorie del cosiddetto “Comma 1”, l’istituto ha stabilizzato soltanto 185 unità su una platea di 691 aventi diritto, una quota pari ad appena il 27% del totale dei lavoratori idonei.
“La ricerca pubblica non può reggersi per anni sul lavoro precario di personale altamente qualificato”, denuncia con forza Andrea Bosco, sindacalista della FLC CGIL Bari. “Siamo di fronte a una condizione non più tollerabile che mortifica migliaia di professionisti in tutta Italia e che, nel nostro territorio barese, colpisce circa cento lavoratori che da oltre un decennio garantiscono la qualità dei servizi scientifici senza alcuna certezza per il proprio domani”.
Le richieste avanzate dalla sigla sindacale per superare lo stato di agitazione sono chiare e mirano a una riforma immediata delle politiche di reclutamento dell’ente, ribadendo che i finanziamenti temporanei senza prospettive future rappresentano la condanna della ricerca italiana.
“Servono risposte immediate da parte dei vertici”, incalza Bosco. “Chiediamo lo sblocco immediato delle procedure legate al Comma 2, il pieno utilizzo di tutte le graduatorie vigenti e il varo di un piano straordinario di assunzioni. Stabilizzare significa investire concretamente nel futuro del Paese: è l’unico modo per riconoscere dignità, diritti e certezze a chi da anni rappresenta la vera spina dorsale della nostra scienza”.
Per restare aggiornati su eventi, notizie e approfondimenti, visita WideNews su https://www.widenews.it e segui la pagina Facebook ufficiale su https://www.facebook.com/WideNewsNotizieDalWebb