Mafia a Bari: arresti per gli omicidi Capriati e Scavo. La fine della tregua tra i clan

Una risposta ferma, corale e tempestiva. Nella mattinata del 5 maggio 2026, un’operazione congiunta della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari, ha inferto un colpo durissimo ai vertici della malavita locale. Quattordici provvedimenti cautelari sono stati eseguiti per arginare l’escalation di violenza che ha insanguinato il capoluogo pugliese, frutto della storica e mai sopita rivalità tra i clan Capriati e Strisciuglio.

L’omicidio di Lello Capriati: la fine di un equilibrio

Il primo asse dell’indagine riguarda l’omicidio di Raffaele “Lello” Capriati, figura apicale dell’omonimo sodalizio, freddato il 1° aprile 2024 a Torre a Mare. L’agguato, avvenuto nel giorno di Pasquetta davanti a numerosi testimoni, non è stato solo un atto di sangue, ma un terremoto geopolitico nei circuiti criminali. Capriati, secondo gli inquirenti della Squadra Mobile, rappresentava un elemento di “garanzia” per i fragili equilibri mafiosi; la sua eliminazione ha scatenato una reazione a catena di scontri tra giovanissimi esponenti delle fazioni opposte, pronti a fronteggiarsi nei locali notturni con ostentazione di armi da fuoco.

Droni e smartphone: il controllo del carcere

Dalle indagini della Polizia è emerso uno scenario inquietante: la capacità dei clan di esercitare il proprio potere anche dietro le sbarre. È stata documentata l’introduzione sistematica di telefoni cellulari all’interno della casa circondariale di Bari tramite l’utilizzo di droni. Questo stratagemma permetteva ai reclusi di mantenere contatti stabili con l’esterno, continuando a impartire disposizioni operative e a gestire traffici di stupefacenti e armi nonostante il regime detentivo.

Il sangue al “Divine Club”: il caso Filippo Scavo

Parallelamente, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Barletta-Andria-Trani hanno proceduto al fermo di tre indiziati per l’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto lo scorso 19 aprile all’interno della discoteca “Divine Club” di Bisceglie. Gli autori, tre giovani di età compresa tra i 21 e i 22 anni, sono accusati di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso. La ricostruzione dell’agguato è cinematografica quanto brutale: dall’irruzione nel locale alla fuga precipitosa, un evento che conferma la volontà di occupazione militare del territorio da parte delle nuove leve criminali.

Sinergia istituzionale e presunzione di innocenza

La DDA di Bari ha espresso un profondo plauso alle Forze dell’Ordine per la capacità di operare in “perfetta sinergia”. Tuttavia, come previsto dai protocolli di garanzia, è doveroso ricordare che entrambi i procedimenti si trovano nella fase delle indagini preliminari. I fermi relativi all’omicidio Scavo attendono la convalida del GIP e per tutti gli indagati vige il principio della presunzione di innocenza sino a sentenza definitiva.

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Elvira Zammarano

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