La sanità pugliese torna sotto i riflettori tra criticità strutturali e disallineamenti tra ospedale e territorio. Dal fronte della medicina generale, la dottoressa Maria Giovanna Amoroso, referente regionale della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg), denuncia un sistema che continua a ignorare la complessità del lavoro quotidiano dei medici di base. Con oltre 1.600 assistiti a carico, la professionista descrive una realtà dove la quantità di prescrizioni e ricette spesso prevale sulla qualità dell’assistenza, con pazienti cronici e multicomplessi che rischiano di finire in secondo piano rispetto agli indicatori burocratici.
Amoroso sottolinea come l’attuale gestione non permetta di svolgere un monitoraggio efficace dei pazienti più fragili, né di attuare una medicina di iniziativa, basata sulla prevenzione e sul controllo dei protocolli terapeutici. La sua critica punta al cuore della questione: il numero di prescrizioni, considerato un mero indicatore di spesa, non riflette la reale appropriatezza clinica. Serve un approccio completo, che valuti i risultati ottenuti con ogni intervento, evitando di ridurre la professione medica a un ruolo meramente amministrativo o di filtro per il pronto soccorso.
Parallelamente, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato denuncia le responsabilità della Regione Puglia nella gestione dell’ospedale di Andria e delle liste d’attesa. Secondo Gemmato, la regione ha privilegiato investimenti amministrativi piuttosto che potenziare il personale medico, generando ritardi e inefficienze che pesano sui cittadini. I fondi stanziati dal ministero per il potenziamento dell’ospedale sono stati infatti ricalibrati per incapacità di spesa, dimostrando come la lentezza nella programmazione e nella realizzazione dei progetti comprometta la risposta sanitaria della provincia Bat.
Entrambi i fronti, territoriale e ospedaliero, convergono sulla necessità di un cambiamento strutturale: case di comunità dotate di diagnostica di primo livello, equipe multidisciplinari integrate con ospedali e università, sistemi di analisi e condivisione dei dati in tempo reale. Solo un approccio di governance clinica completo e coordinato può garantire al cittadino una reale tutela della salute, riducendo i silos informativi e migliorando l’accesso ai servizi.
L’allarme è chiaro: senza interventi mirati e coerenti tra territori e ospedali, la sanità pugliese rischia di continuare a funzionare a compartimenti stagni, sacrificando qualità e tempestività dell’assistenza. Serve un piano che integri formazione, risorse e organizzazione, in grado di mettere al centro il paziente e di valorizzare il lavoro dei medici di famiglia, troppo spesso limitati da vincoli amministrativi e indicatori parziali.
Il messaggio è univoco: innovare la sanità territoriale non è più un’opzione, ma un’urgenza. Dalla base all’ospedale, la qualità delle cure passa dall’efficienza dei processi e dalla responsabilità delle istituzioni, affinché ogni cittadino possa contare su risposte concrete, rapide e appropriate.
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