Corruzione e favori per ottenere case popolari: indagati due ex funzionari dell’Arca Puglia e tre cittadini. L’inchiesta si concentra su fatti risalenti al 2017.
Bari, indagine sulla corruzione negli alloggi popolari: “Favori e soldi per ottenere una casa”
Promesse di denaro, regali e persino richieste di assunzioni in cambio di un alloggio popolare: è questo lo scenario emerso da un’inchiesta condotta dalla Procura di Bari e giunta alle battute finali. L’indagine, coordinata dalla pm Savina Toscani, riguarda presunti episodi di corruzione e induzione indebita legati all’assegnazione di immobili di edilizia residenziale pubblica, gestiti dall’Arca Puglia Centrale, e risale a fatti avvenuti nel 2017.
I nomi inizialmente coinvolti erano cinque: tre cittadini, considerati presunti corruttori, e due funzionari dell’Arca, uno dei quali nel frattempo è deceduto. Ora, per gli altri quattro, il procedimento è vicino a un possibile rinvio a giudizio, mentre l’Agenzia regionale per la Casa e l’Abitare – parte lesa – potrebbe costituirsi parte civile nell’eventuale processo.
Tre casi distinti, ma con lo stesso schema: favori in cambio di utilità
Nel primo episodio, al centro delle accuse ci sono un funzionario dell’Arca (poi deceduto) e due rappresentanti dell’Unione Nazionale Mutilati e Invalidi per Servizio. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’impiegato pubblico avrebbe chiesto tra i 3 e i 4 mila euro, oltre all’assunzione della figlia, per garantire il subentro di uno dei due cittadini nel contratto di affitto di un immobile in via Orazio Flacco, di proprietà dell’Arca. I fatti sono avvenuti tra il gennaio e il novembre 2017.
Il secondo episodio, più delicato per la sua valenza umana, coinvolge lo stesso funzionario e una anziana barese di 86 anni, residente nel quartiere Stanic. La donna, che già abitava in una casa popolare al settimo piano, avrebbe promesso del denaro al funzionario affinché la aiutasse a ottenere un trasferimento in un appartamento al primo piano, lamentando difficoltà a usare l’ascensore. La Procura configura il reato come corruzione impropria, basato sulla promessa di denaro come compenso per l’interessamento del funzionario, anche se non si ha certezza dell’effettivo passaggio di somme.
Il terzo caso, infine, riguarda un altro ex funzionario dell’Arca e una donna di 73 anni del quartiere San Paolo. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe ricevuto tra i 10mila e i 15mila euro per agevolare l’assegnazione di un alloggio popolare alla donna. L’episodio si sarebbe consumato in un periodo ristretto, tra il 6 e il 28 febbraio 2017.
Arca Puglia Centrale: “La legalità come priorità”
A esprimere la volontà di trasparenza e legalità è stato Pietro Augusto de Nicolo, amministratore unico di Arca Puglia Centrale, che da tempo lavora per contrastare le occupazioni abusive e le irregolarità nell’assegnazione degli alloggi popolari. Un impegno reso ancora più urgente alla luce dei dati più recenti: 1.256 unità occupate senza titolo nella sola provincia di Bari, di cui 682 nella città capoluogo. A colpire sono soprattutto i 552 alloggi e 130 locali occupati in modo illecito nei quartieri di Japigia e San Paolo.
Una vicenda che scuote la fiducia nelle istituzioni
Quella che si profila è una vicenda giudiziaria complessa e carica di significato sociale. Da un lato, la fragilità di cittadini in difficoltà, come l’anziana che chiede una casa più accessibile; dall’altro, funzionari pubblici accusati di sfruttare il proprio ruolo per trarne vantaggi personali.
L’indagine della Procura solleva ancora una volta interrogativi sulla gestione del patrimonio pubblico e sull’efficacia dei meccanismi di controllo. Mentre si attende l’eventuale apertura del processo, il messaggio lanciato dalle istituzioni è chiaro: l’assegnazione delle case popolari deve avvenire in modo trasparente, senza scorciatoie né favoritismi.
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