Shenzhen moderna metropoli
Attraverso questo viaggio ci guida l’Ingegnere Antonio Cofano in occasione della sua permanenza a Shenzhen.


“Ho avuto la fortuna di venire qui nel sud della Cina, nella regione del Guandong, per tre volte negli ultimi cinque anni e quindi di poter avere un quadro chiaro dell’evoluzione di questa giovane metropoli. Dal 2020 ad oggi, molto è cambiato, la città è “maturata” rispetto a soli cinque anni fa. Quello che colpisce al primo impatto il visitatore è un grande slogan che campeggia nella hall dell’aeroporto: “Once you come you’re shenzhener”. Un invito per chi viene a visitare la città oppure ad iniziare qui una vita professionale, a non sentirsi in alcun modo straniero. Uno slogan inclusivo, ma senza alcuna retorica. Ed oggi, tanto per ribadire il pragmatismo cinese, questo slogan si sostanzia nella possibilità di viaggiare in Cina senza alcun visto, ma solo con il proprio passaporto in corso di validità. Qui, un sistema informatico avanzatissimo consente al visitatore di espletare in pochi minuti tutte le formalità doganali. Pochi minuti e si è pronti per diventare “shenzhener”. Da lì in poi tutto è ancora più facile: con il tassista puoi creare un gruppo “Wechat” e farti venire a prendere anche alle 5.00 di mattina dall’aeroporto, avendo già provveduto al pagamento con le popolarissime app cinesi; puoi andare in hotel con una silenziosissima e fiammante auto elettrica, in un traffico ordinato e per nulla caotico. Quello che colpisce il visitatore è proprio il silenzio: i cinesi sono un popolo riservato e silenzioso, il traffico scorre a volte intenso, ma nulla rispetto alle città italiane. La città è giovane e quello che colpisce è la razionalità con cui viene costruita e fatta crescere. Scendi dall’aereo ed hai la sensazione che 10.000 chilometri non siano stati percorsi invano.”


A proposito di transizione energetica: sulle rinnovabili e sulle fonti a basse emissioni che cosa ci racconta un paese extraeuropeo come la Cina?
“Dal punto di vista energetico è vero che la Cina è ancora legata alle fonti fossili e la grande densità di popolazione rende inutile popolare i grandi grattacieli di impianti fotovoltaici, ma lo sforzo per l’efficientamento delle nuove città è tangibile. L’introduzione massiva della mobilità elettrica, sia a due che a quattro ruote, porta un sicuro vantaggio per la riduzione delle emissioni in ambito urbano, dove la propulsione elettrica è sicuramente la più vantaggiosa. Ma lo sforzo per la transizione è anche nella creazione di grandi aree verdi urbane, non concepite come puro elemento pseudo-estetico, ma veri polmoni della città, dove è possibile sviluppare una reale mobilità pedonale, ciclistica ad impatto energetico praticamente nullo. La nuova area urbana del distretto di Qianhai, ad esempio, è caratterizzata da una enorme area a verde prospiciente il mare (lunga qualche chilometro), che collega le estremità del distretto al cuore pulsante della “Skywheel” di Shenzhen, una tra le più grandi al mondo. Quindi, non solo un massivo ricorso a soluzioni a basso impatto energetico (compresa una illuminazione serale mai invasiva delle zone residenziali) ma anche un recupero della CO2 prodotta, attraverso la massiccia piantumazione di alberi e foreste urbane. Il quadro, ovviamente, non deve essere acritico: è chiaro a tutti i visitatori che le zone commerciali sono assolutamente caratterizzate da enormi grattacieli e “mall” magnificenti, così come le zone più popolari sono energeticamente meno efficienti, ma la qualità della vita e la transizione ad un paesaggio urbano meno “energivoro” è comunque sotto gli occhi di tutti.”


Eppure molti di noi immaginano la Cina ancora avvolta nello smog
“Personalmente credo che sia più semplice rimanere ancorati ai pregiudizi nei confronti della Cina, piuttosto che immergersi nella realtà e valutare i cambiamenti epocali intercorsi negli ultimi trent’anni. E’ molto comodo porsi in una posizione di giudizio, che presuppone una inesistente superiorità culturale, nei confronti dell’universo cinese, perché analizzare la realtà costa fatica. È facile fare riferimento ad un generico superlavoro “h24” dei cinesi, senza poi andare a vedere che buona parte dei giovani laureati qui lavorano dalle 9.00 alle 18.30, praticamente come in Italia. E come in Italia, spesso i ritmi frenetici dell’industria possono indurre i giovani “professionals” ad estenuanti straordinari, esattamente come mi capitava quando ero un giovane ingegnere impiegato in una multinazionale milanese. I pregiudizi, invece, dovrebbero lasciare il campo a dati di fatto come la sicurezza personale diffusa, dove una donna non deve preoccuparsi di rincasare da sola di notte, come la totale assenza per le strade di “pusher” e la presenza costante, ma per nulla invasiva, delle forze dell’ordine. Il messaggio veicolato dai nostri media riflette la nostra idea di un luogo più che il luogo stesso: peraltro, gli stessi cinesi stanno cambiando enormemente, per il semplice fatto che il sud produttivo del paese è caratterizzato da una forte immigrazione interna di laureati giovani. Ed,in quanto giovani, hanno assorbito inevitabilmente anche le tendenze occidentali: praticamente dappertutto è possibile utilizzare le cosiddette “VPN”, che consentono a tutti di utilizzare sul web piattaforme e siti occidentali senza difficoltà alcuna. I nuovi cinesi sono molto più cosmopoliti di quanto non possiamo immaginare e, sicuramente, lo sono più di noi, che a volte rimaniamo arroccati nell’anacronistica difesa della “tradizione”.


Shenzhen è davvero una città innovativa ed evoluta?
“Come si fa a definire non evoluta una città dove perfino i bagni pubblici sono gestiti come fossero un bagno casalingo, per pulizia, efficienza e qualità della struttura? Come si fa a non definire innovativa una città che, già nel 2020, aveva una completa copertura della rete cellulare 5G? Come si fa a non definire innovativa una città dove la circolazione stradale è organizzata, dove serve, in piani sovrapposti e la copertura GPS è perfetta sia in superficie che sotto il livello stradale? La massiccia disponibilità di veicoli elettrici fa il paio con un paesaggio urbano dove le aree di rifornimento di carburante o ricarica elettrica sono praticamente mimetizzate nel paesaggio urbano e non lo alterano in alcun modo. Allo stesso modo la gestione dei grandi grattacieli è affidata ad un massiccio uso delle tecniche di riconoscimento basate su AI, per cui un impiegato della Shimao Tower deve semplicemente presentarsi al tornello di ingresso, che gli si aprirà automaticamente, e l’ascensore che utilizza per raggiungere il suo ufficio lo porterà al piano desiderato senza nemmeno doverlo selezionare.” La risposta è ovviamente sì
Shenzhen moderna metropoli
Per ulteriori approfondimenti e notizie, consultare:
WideNews.it
Pagina Facebook WideNews