Eleonora, la bimba di Enziteto, che morì di stenti e indifferenza: la sua triste storia risuona ancora dopo 20 anni

La triste storia di Eleonora, la bimba di Enziteto

Condannati a 30 anni i suoi genitori

Un terribile episodio sconvolse Bari il 7 gennaio 2005. In quel giorno, la piccola Eleonora, di soli sedici mesi, cessò di vivere in condizioni di miseria estrema. Nonostante la breve esistenza, la sua storia segnò un punto di non ritorno nella percezione collettiva della violenza domestica. L’allora pubblico ministero Emanuele De Maria, incaricato di indagare sul decesso, fece una scoperta devastante: “Mi trovai di fronte uno scheletrino rannicchiato e con le gambe ripiegate, perché Eleonora rimaneva costantemente seduta su un passeggino che era anche il suo letto durante la notte, un’immagine che mi richiamò alla mente quelle riportateci dai lager nazisti e che non potrò mai dimenticare”.

Gli inquirenti, intervenuti nel degradato quartiere di San Pio – allora si chiamava Enziteto -, notarono immediatamente l’assenza di cure e di alimentazione adeguata per una bimba di appena un anno e mezzo. A poca distanza dal dramma, il magistrato, oggi in pensione, descrive gli accertamenti iniziali, avviati per un’ipotesi di reato apparentemente meno grave: “Il fascicolo fu aperto inizialmente per maltrattamenti su minori – ricorda il magistrato – ma poi gli indagati furono condannati per omicidio volontario. Bastò guardare quel corpicino per capire quanto aveva sofferto e che dietro c’era altro. Eleonora era denutrita, pesava molto meno del peso che sarebbe stato normale alla sua età, aveva una serie di crosticine solo su un lato del volto. Quelle piccole lesioni, inizialmente, sembravano poter essere dovute allo spegnimento di sigarette, ma dalle indagini, invece, emerse che erano state causate dalle scarpe che le venivano lanciate addosso quando, durante notte, piangeva e si lamentava a causa delle fratture scomposte che aveva ad un braccio. Dopo averla afferrata la facevano girare in alto, in una sorta di gioco perverso che gli indagati chiamavano ‘del 45 giri’, cioè come un disco che girava”.

Inizialmente la madre, Francesca Scannicchio, e il patrigno, Armando Morisco, rifiutarono ogni responsabilità, ma le contraddizioni emersero già nei primi confronti: “All’inizio i due indagati negavano ogni responsabilità e si sostenevano a vicenda, ma nei giorni che seguirono furono interrogati più volte e messi anche a confronto tra loro. Quando emersero le prime contraddizioni nel loro racconto, iniziarono ad accusarsi reciprocamente e a sminuire le proprie responsabilità ma, poi, finirono per confessare”.

Dalle successive verifiche venne fuori un ulteriore particolare inquietante: “Dalle indagini emerse che la madre e il convivente si erano convinti che la piccola fosse posseduta dal diavolo, perché alla loro presenza piangeva continuamente. Ricordo che avevano persino improvvisato delle croci realizzate con le mollette da bucato”.

La piccola non subì un singolo atto violento, bensì una serie di maltrattamenti protratti: “Non l’effetto di un singolo atto estemporaneo, ma di infinite sofferenze protrattesi nel tempo”. Per un breve periodo, altre persone cercarono di darle assistenza. Purtroppo, l’intervento del convivente riportò la bambina nell’ambiente ostile, pregiudicandone ogni speranza: “Quel gesto segnò la sorte di Eleonora”.

Nei mesi successivi, il pubblico ministero provò un profondo turbamento, poiché si rese conto di trovarsi di fronte a un contesto di forte esclusione sociale. La risonanza sui media fu enorme. Arrivarono persino messaggi di solidarietà diretti ai responsabili delle indagini.

Nel giugno 2006, il 27 per la precisione, il gup di Bari emise una pena severissima nei confronti dei due imputati. Il rito abbreviato portò alla condanna a trent’anni di reclusione per omicidio volontario. Il successivo 18 settembre 2007, la Corte di assise di appello confermò ogni aspetto della sentenza. Infine, il 14 maggio 2008, la Cassazione rese quel verdetto definitivo, riconoscendo che la bambina morì letteralmente di fame.

Questo dramma, ambientato nella Bari meno nota, solleva interrogativi sulla responsabilità collettiva nel proteggere chi non ha voce.

Per ulteriori approfondimenti e notizie, consultare:
WideNews.it |
Pagina Facebook WideNews

La triste storia di Eleonora, la bimba di Enziteto

A lei è stata dedicata una piazza Piazza

Foto Luca Turi

Condividi su:
Elvira Zammarano

Elvira Zammarano

Lascia un commento