Autonomia differenziata e disparità tra Nord e Sud Italia: Un Rischio reale secondo ‘The Lancet’

‘The Lancet’

L’autonomia differenziata peggiorerà le differenze tra Nord e Sud?

Il rischio che l’autonomia differenziata possa aggravare ulteriormente la situazione sanitaria italiana, secondo un editoriale pubblicato da The Lancet, è concreto. Per la prestigiosa rivista scientifica ingele il nostro sistema sanitario è frammentato e inadeguato, con regioni che faticano a scambiarsi dati essenziali per la cura dei pazienti. La divisione rende impossibile il trasferimento di informazioni mediche anche all’interno di una stessa città, con un costo annuale di 3,3 miliardi di euro.

Pooja Jha, direttrice di Lancet Regional Health—Europe, sottolinea l’incapacità del sistema di facilitare la ricerca su larga scala, dato che il numero di studi scientifici autorizzati è diminuito al 15% rispetto al 2009. La proposta di autonomia differenziata, in discussione, rischia, dunque, di accentuare le disparità tra regioni ricche e povere. Attualmente, le sette regioni sottoposte a piani di rientro sanitario si trovano tutte al Centro-Sud, con l’eccezione della Puglia, mentre i livelli sanitari sono rispettati principalmente al Nord.

Il problema della raccolta dati è emerso drammaticamente durante la pandemia, quando alcune strutture sanitarie hanno dovuto scrivere manualmente i dati sui contagi. Raffaele Bugiardini, docente all’Università di Bologna e membro della commissione di Lancet, lamenta che la gestione autonoma e disomogenea del fascicolo sanitario da parte delle regioni limita la capacità di estendere studi scientifici e rende difficile per i pazienti utilizzare diagnosi precedenti in diverse regioni. Bugiardini osserva che mentre i paesi nordici dispongono di banche dati centralizzate, l’Italia continua a lottare con sistemi obsoleti.

Nonostante l’Italia abbia investito 1,8 miliardi di euro nel 2022 per la sanità digitale, i risultati sono deludenti. Come riporta la Fondazione Gimbe, al 31 agosto 2024, solo il 41% dei cittadini ha consentito l’accesso ai propri dati sanitari, con variabilità significative tra le regioni. Un movimento crescente di cittadini, ispirato dai No Vax, esprime preoccupazioni sulla “dittatura sanitaria”, scegliendo di non partecipare al fascicolo sanitario elettronico.

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, dichiara che la frammentazione dei dati ostacola la ricerca e rende difficile il confronto tra regioni. Cartabellotta avverte che l’autonomia differenziata potrebbe peggiorare la situazione e sottolinea l’importanza del fascicolo sanitario elettronico come pilastro della trasformazione digitale del sistema sanitario. Tuttavia, per garantirne l’adozione uniforme, è necessario superare ostacoli e rassicurare i cittadini sulla sicurezza dei dati personali.

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Elvira Zammarano

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