Sequestro preventivo di beni per 32 mln di euro a società di servizi Web portoghese gestita da italiani

Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Torino, su richiesta della locale Procura rappresenta l’epilogo di una verifica fiscale e delle relative indagini di polizia giudiziaria delegate, in un primo momento, al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari e alla Procura barese. Successivamente il fascicolo è stato trasmesso, per competenza territoriale, alla Procura della Repubblica torinese che ha svolto ulteriori accertamenti.

L’attività investigativa nasce dalle verifiche antiriciclaggio eseguite dal Nucleo PEF Bari dopo che i finanzieri hanno intercettato una società cartolarmente con sede a Madeira (Portogallo), ma di fatto amministrata in Italia da un commercialista di Mondovì (CN).

I dati acquisiti sono stati trasmessi alla Procura di Bari che ha disposto una perquisizione del locale e dell’abitazione del commercialista cuneese al cui interno sono stati trovati: numerosi files audio con registrazioni dell’amministratore, sui suoi telefoni cellulari, delle riunioni con i consulenti che lo avrebbero affiancato nella gestione e nell’amministrazione della presunta società e di quelle collegate. I dati acquisiti hanno permesso ai finanzieri di comprendere gli espedienti utilizzati per eludere la tassazione degli utili attraverso l’utilizzo dello schermo di strutture societarie estere.

Nello specifico, gli utili conseguiti dalla società di Madeira sarebbero confluiti inizialmente in una controllante, con sede a Cipro, che li avrebbe successivamente distribuiti a entità giuridiche del Regno Unito, riconducibili agli odierni indagati, i quali, a questo punto, avrebbero potuto decidere se tenerli “parcheggiati” all’estero, effettuare investimenti in quei Paesi o far rientrare parte delle somme in Italia, mediante l’inclusione del relativo importo nel quadro RW del modello dichiarativo presentato ai fini delle imposte dirette.

Pertanto – secondo l’accusa della Procura di Torino, accolta dal G.I.P. del locale Tribunale (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa) -, la società portoghese avrebbe messo in atto  una sistematica evasione fiscale, avendo la residenza formalmente all’estero e i soci in Italia, da cui partivano le decisioni, in particolare da Torino,  e tutte le attività economiche rivolte essenzialmente al nostro mercato nazionale.

Considerati gli elementi acquisiti dal Nucleo PEF Bari, la Procura di Torino ha decretato la “confisca per equivalente” con il sequestro di beni e utilità pari a 32 milioni di euro a carico della società portoghese, dei suoi amministratori e soci.

https://www.facebook.com/WideNewsNotizieDalWeb

Condividi su:
Foto dell'autore

da Redazione

Lascia un commento