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Bari, Via Sparano, tra Covid mascherine e movida

da Alessandro Andrea Argeri

Probabilmente non bastano due lockdown, le restrizioni, i moniti, le ordinanze, per rendersi conto che il Covid c’è.

Questa sera, in Via Sparano a Bari, così come in tutto il centro, sembra (quasi) che la pandemia sia solo un lontano, sbiadito,  ricordo. “Quasi”, perché le mascherine ai volti, se non altro, ce lo rammentano. Mentre per il distanziamento è buio totale.

Ingorghi, urti, spinte per spaziarsi, abbracci, saluti, soste, file davanti ai negozi, in queste immagini l’apertura natalizia sembra portare con sè l’ombra della profetica terza ondata già preannunciata dai virologi. Ora, però, senso civico a parte, evidentemente, ciò che conta è “salvare l’economia del Natale”, più della propria e dell’altrui salute.

Perfino le Forze dell’Ordine girano “inermi” difronte a scene simili. E mentre gli ospedali sono al collasso e gli anziani, i nostri nonni, muoiono, l’indifferenza popolare sembra aver preso il sopravvento sui buoni propositi degli italiani. Sì, perchè la lotta si fa ogni giorno più cruenta, e non solo quella al virus, ma anche nell’accettare le tante, troppe, norme, a dir poco “incongruenti”. Infatti, se ieri c’era la possibilità di consumare fuori dai locali, anziché accomodarsi dentro contingentati, oggi non si può sostare fuori ma ci si deve sedere ai tavoli. Ne deriva che, i ristoratori ad esempio, ormai stremati, confusi e lasciati in una situazione di totale abbandono, costretti quindi a vivere alla giornata, non aprono più, neppure se possono. Del resto, manca tutto, dalle materie prime alla pazienza, dal buonsenso al senso civico. Manca tutto sì,  tranne il Covid.

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