Una disamina critica dei dati ufficiali che ridimensiona i trionfalismi e riporta al centro le difficoltà concrete del cittadino. In data 23 ottobre 2026, l’associazione di tutela dei consumatori Codici ha espresso forti perplessità in merito alle rilevazioni contenute nel più recente Bollettino Agenas sulle liste di attesa aggiornato al 30 settembre 2026. Nonostante il report venga presentato dagli organi istituzionali come la testimonianza di una congiuntura favorevole, l’analisi di settore evidenzia criticità strutturali ancora irrisolte.
Nei primi nove mesi del 2026 si registrano oltre 4 milioni di prenotazioni erogate fuori dai termini stabiliti dalla legge. Nello specifico, figurano 2,11 milioni di prime visite prenotate oltre i tempi massimi (pari al 17,2% del totale) e 1,084 milioni di esami diagnostici in ritardo (11,4%), a cui si aggiungono circa 800 mila prestazioni erogate con differimenti. Il miglioramento percentuale rispetto all’anno precedente risulta contenuto: il rispetto dei tempi si attesta infatti al 78,6% per le visite ed all’85% per gli esami, con un guadagno netto di appena 1,7 punti.
Il Segretario Nazionale di Codici, Ivano Giacomelli, ha ribadito come la misura del sistema risieda nei giorni effettivi di attesa e nelle cure rinviate. Citando i dati Istat, Giacomelli ha ricordato che nel 2024 il 9,9% della popolazione (pari a 5,8 milioni di cittadini) ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie, principalmente a causa delle lunghe attese (6,8%) ed alle ristrettezze economiche. Parallelamente, la spesa sanitaria out of pocket sostenuta direttamente dai cittadini ha raggiunto la cifra di 41,3 miliardi di euro.
Particolarmente complessa appare la situazione per le prestazioni con classe di priorità urgente (da garantire entro 3 giorni), erogate nei tempi previsti solo nell’81,7% dei casi per le visite ed al 77,3% per gli esami. Le branche specialistiche di maggior sofferenza risultano la dermatologia (69,9%), l’oculistica (73,2%), la gastroenterologia (73,8%) e la neurologia (76,7%), affiancate da esami quali la colonscopia (69,3%) e la gastroscopia (72,6%).
Infine, l’analisi evidenzia una marcata sperequazione territoriale: si spazia dal 99% di efficienza registrato in Basilicata per le prime visite al 55,3% rilevato in Puglia, con flessioni significative riscontrate anche in Umbria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania.
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