Roma, agricoltori pugliesi protestano a Montecitorio con CIA: “Rincari fino al 400% e crollo dei prezzi, la crisi stritola le campagne”

Centinaia di produttori agricoli e allevatori provenienti da ogni provincia della Puglia sono arrivati nella capitale all’alba di oggi, giovedì 22 ottobre, convocati da CIA Agricoltori Italiani per una massiccia mobilitazione a Montecitorio. Davanti alla Camera dei Deputati, le aziende agricole pugliesi denunciano un quadro finanziario divenuto ormai insostenibile, schiacciato dall’esplosione dei costi di produzione e dal crollo dei prezzi riconosciuti alla stalla e al campo. Una forbice speculativa che dal produttore al consumatore fa registrare rincari record fino al 400%, mentre le importazioni non controllate dai Paesi extra-Ue mettono a rischio il futuro dell’intero comparto primario.

Partiti nel cuore della notte a bordo di decine di autobus organizzati da CIA Puglia, lavoratori e imprenditori di tutti i comparti produttivi si sono dati appuntamento davanti ai palazzi delle istituzioni nazionali. Olivicoltori, cerealicoltori, produttori vitivinicoli, ortofrutticoli, allevatori zootecnici, operatori agrituristici, florovivaisti e apicoltori hanno unito le forze per chiedere una svolta radicale nelle politiche agricole dell’Italia e dell’Unione Europea.

La protesta accende un riflettore su una crisi sistemica che colpisce quello che rappresenta il primo motore economico del territorio pugliese. La mobilitazione permanente chiede interventi immediati a tutela della più grande industria a cielo aperto della regione, stretta tra le conseguenze dei conflitti internazionali, le speculazioni di mercato e le emergenze legate ai cambiamenti climatici.

Particolarmente critica appare la situazione del settore olivicolo-oleario pugliese, una filiera strategica che conta 16 mila aziende, 720 frantoi e un indotto di circa 30 mila posti di lavoro. Le massive importazioni di olio dall’estero, con in testa la Tunisia, hanno provocato un vero e proprio sconcerto di mercato, facendo crollare il valore dell’olio extravergine d’oliva italiano da 9 a 4 euro al litro, con un decremento netto del 50% rispetto ai margini storici.

Stesse dinamiche vertiginose colpiscono il settore dei cereali e la produzione vitivinicola. Il valore economico riconosciuto alle imprese ha subito una drastica contrazione: meno 48% per il grano duro, meno 20% per le uve da vino e flessioni dal 25 al 50% per l’uva da tavola rispetto alle quotazioni del 2021. Frutta, ortaggi, latte e prodotti zootecnici subiscono l’ingresso incontrollato di merce dai Paesi extra-Ue, condizionando al ribasso i compensi all’origine e lasciando invariati o maggiorati i profitti della Grande Distribuzione Organizzata.

A esacerbare la tenuta delle aziende agricole è il caro energia unito all’aumento delle materie prime. Rispetto ai valori del 2021, il costo del gasolio agricolo è schizzato da un range di 0,48-0,70 euro al litro fino alla quota record di 1,70 euro al litro, segnando un rincaro del 143%. Nello stesso arco temporale, i concimi e i fertilizzanti hanno subito rincari compresi tra il 40 e il 100%.

In Puglia la stangata è aggravata dai costi dell’approvvigionamento idrico per uso irriguo, tra i più elevati sul territorio nazionale. Oltre alla persistente siccità, a pesare sulla bolletta dell’acqua sono le carenze strutturali della rete, condutture vetuste e colabrodo, ritardi nell’utilizzo delle acque reflue depurate e una cronica dipendenza dalle dighe e dagli invasi delle regioni confinanti.

Mentre ai produttori nei campi vengono riconosciuti compensi inferiori ai costi reali di raccolta, i cittadini pagano cifre altissime al consumo. Con un tasso d’inflazione salito al 4,2% e i prezzi dei beni alimentari freschi aumentati del 5,5% rispetto al 2025, si registra una sproporzione evidente lungo la filiera commerciale.

I dati diffusi durante la manifestazione di settembre evidenziano scostamenti impressionanti: le carote passano da 0,28 euro al chilo al campo a 1,46 euro al chilo sui banchi di vendita (+421%), l’uva da tavola sale da 0,58 euro a 2,99 euro (+416%), le melanzane da 0,62 a 2,75 euro (+344%), le pesche da 0,74 a 2,88 euro (+290%), i peperoni da 0,92 a 3,15 euro (+242%), le pere Abate da 1,18 a 3,22 euro (+173%) e le zucchine da 1,05 a 2,82 euro al chilo (+168%).

I presidenti nazionale e regionale di CIA Agricoltori Italiani, Cristiano Fini e Gennaro Sicolo, hanno ribadito da Montecitorio l’urgenza di misure concrete per arginare la tempesta perfetta che sta travolgendo la produzione agricola del Paese.

Tra le istanze ufficiali presentate all’Esecutivo figurano il blocco delle pratiche commerciali sleali, il monitoraggio costante dei prezzi lungo la catena distributiva, il rifinanziamento immediato del credito d’imposta per il gasolio agricolo e la destinazione delle risorse per i fertilizzanti anche ad altri fattori della produzione. L’organizzazione chiede inoltre il rifinanziamento del piano Agricoltura 4.0 per sostenere le imprese negli investimenti di innovazione, tutelando sia i redditi dei produttori sia le tasche dei consumatori finali.

Per segnalazioni, contributi o per contattare la redazione di WideNews.it, è possibile scrivere a redazione@widenews.it, consultare il nostro sito www.widenews.it o seguirci sulla nostra pagina ufficiale Facebook

Condividi su:
Elvira Zammarano

Elvira Zammarano

Lascia un commento