All’interno dell’oscurità delle faide mafiose che continuano a macchiare di sangue le strade di Bari, si fa strada una crepa inattesa, carica di speranza e di profondo valore sociale. Tra le pieghe delle indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari sui due agguati armati compiuti lo scorso aprile contro esponenti del clan Strisciuglio, emerge un retroscena umano e culturale che potrebbe segnare l’inizio di una svolta epocale per la criminalità locale.
I dettagli sono stati resi noti nel corso della conferenza stampa convocata dagli inquirenti: le madri di alcuni dei giovani coinvolti nelle gambizzazioni — sia dal lato delle vittime che da quello degli indagati — hanno provato a spezzare il muro dell’omertà, cercando nell’interlocuzione con le istituzioni una via di salvezza per i propri figli.
“Un segnale di importante cambiamento”: la voce della DDA
A sottolineare la portata straordinaria di questo comportamento è stato il procuratore aggiunto e coordinatore della DDA di Bari, Giuseppe Gatti, che ha definito gli appelli e le reazioni di queste donne come «un segnale di novità e un importante cambiamento» all’interno di dinamiche solitamente dominate da codici d’onore arcaici e feroci.
Dalle intercettazioni e dagli atti d’indagine è emerso che la madre di uno dei ragazzi rimasti feriti ha tentato a più riprese di convincere il figlio a mettersi in discussione e a riconsiderare drasticamente le proprie scelte di vita. Sull’altro fronte, la madre di uno dei presunti aggressori ha rivolto un drammatico appello diretto alle forze dell’ordine e alle autorità, individuando nello Stato l’unico interlocutore autorevole in grado di strappare il giovane da un destino già scritto.
Quando l’amore materno sfida la logica di morte del clan
«Come sempre accade in questi contesti, probabilmente non è un caso che i protagonisti di questo cambiamento siano le donne e le mamme, legate ai propri figli da un vincolo di affetto speciale — ha spiegato con commozione il procuratore Gatti —. Abbiamo evidenze in cui queste donne chiedono aiuto e cercano di far capire che la logica mafiosa è solo una logica di morte, priva di qualsiasi futuro».
Il gesto di queste madri rappresenta un atto di coraggio civile e di rottura senza precedenti. In un ambiente sociale in cui spesso la figura materna è stata utilizzata dalle organizzazioni criminali come custode delle tradizioni e del rancore, la scelta di rivolgersi alle istituzioni dimostra che la presa di coscienza e l’amore per la vita possono diventare lo strumento più potente per smantellare le mafie dall’interno.
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Foto Ansa