Il caso Olivieri
La recente inchiesta che ha coinvolto Giacomo Olivieri, avvocato ed ex politico, ha sollevato un polverone mediatico per via di operazioni finanziarie che hanno svelato dettagli sorprendenti. Il caso ruota attorno a una masseria di Polignano a Mare, un complesso di grande valore storico e culturale, il cui valore è stato al centro di una disputa legale che ha coinvolto la Fondazione Maria Rossi, intitolata proprio alla madre di Olivieri.
Nel 2005, Olivieri acquistò la masseria per 970.000 euro, grazie a un mutuo ottenuto da Unicredit. Ma a destare sospetti è stata la successiva valutazione dell’immobile . Un perito, legato alla Banca Popolare di Vicenza, stimò il valore della proprietà in ben 9,3 milioni di euro, una cifra che gli esperti della Procura di Bari hanno definito “incongrua” rispetto ai prezzi di mercato. Il contrasto tra questa stima e quella dell’Agenzia delle Entrate, che valutò il complesso a 2,45 milioni di euro, ha acceso i riflettori su questa particolare transazione.
La Fondazione Maria Rossi, originariamente creata per sostenere i malati di cancro, è diventata parte integrante della vicenda quando, nel 2013, acquistò la masseria per 7 milioni di euro. Questo ha generato una plusvalenza di 6 milioni di euro per Olivieri. La Fondazione si è accollata il debito del mutuo, utilizzando le donazioni del 5 per mille per coprire i pagamenti, sollevando questioni sulla congruenza delle operazioni con le finalità benefiche dell’ente.
La Procura di Bari, attraverso i consulenti Mariangela Quatraro, Leonardo De Luca e Marco Amenduni, ha sottolineato il potenziale conflitto di interessi ignorato dall’ex politico, “L’unica e sola finalità perseguita da Olivieri era quella di liberarsi del gravoso onere del mutuo,” hanno dichiarato i consulenti. Inoltre, la mancanza di attività benefiche significative, presso la masseria ha fatto nascere seri dubbi sulla vera destinazione delle risorse della Fondazione.
Durante l’interrogatorio davanti al giudice Giuseppe De Salvatore, Olivieri ha chiarito la sua posizione, affermando che le nomine dei periti non erano di sua competenza e che il mutuo concesso dalla Popolare di Vicenza fu basato su perizie e piani di business presentati all’epoca, ma le autorità continuano a investigare l’operazione.
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