L’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari rappresenta una delle eccellenze sanitarie più importanti della Puglia e del Mezzogiorno, un centro di cura strategico che necessita di rigore e stabilità gestionale. Sul caso che nelle ultime settimane ha coinvolto il direttore generale Tommaso Stallone, il procuratore capo Roberto Rossi ha aperto un fascicolo modello 45, ovvero un contenitore di atti che non costituiscono notizie di reato.
L’iniziativa della magistratura barese giunge a seguito dell’esposto presentato da Antonio Loconte, blogger e autore dei servizi pubblicati sulla testata online Quinto Potere. L’assenza di indagati e di fattispecie di reato attesta che le contestazioni mosse in rete, per ora, non trovano riscontro sul piano giudiziario, sgombrando il campo da ipotesi improprie di corruzione e confermando la necessità di separare il clamore digitale dai fatti contabili e amministrativi. Nella stessa giornata del 3 novembre 2026, il manager ha protocollato alla Regione Puglia una memoria dettagliata richiesta dal presidente Antonio Decaro.
La vicenda nasce da una serie di inchieste diffuse dalla testata riguardanti una condanna per danno erariale decisa nel 2019 dalla Corte dei Conti — rispetto alla quale Stallone ha chiarito di non aver dovuto inviare comunicazioni all’albo ministeriale in assenza di condanne penali ostative — e una richiesta di distacco lavorativo della moglie, motivata dall’esigenza di sottrarla a situazioni di mobbing. Nel corso di incontri registrati e resi pubblici dal giornale, il direttore generale avrebbe cercato una via di pacificazione bonaria per tutelare l’immagine dell’Oncologico e la serenità della propria famiglia dalle continue pressioni mediatiche.
In questo contesto si sono inseriti 3 bonifici eseguiti da altrettante società private a favore di una struttura associativa legata alla testata (due da 1.500 euro e uno da 2.500 euro, per complessivi 5.500 euro), somme successivamente e interamente restituite. Per Stallone, il suo operato sarebbe stato svolto in totale buona fede, con l’unico scopo di fermare una campagna diffamatoria e ristabilire il corretto clima di lavoro attorno all’istituto.
Mentre l’avvocatura regionale e i responsabili dell’anticorruzione completano le relazioni tecniche sui passaggi amministrativi e sui rapporti con le ditte coinvolte, il direttore generale rimane fermo al suo posto alla guida dell’ente. Nonostante le sollecitazioni di dimissioni avanzate dalle opposizioni politiche, la valutazione delle istituzioni regionali prosegue con cautela per evitare che possibili attacchi mediatici e strumentalizzazioni varie possano destabilizzare l’operatività di un presidio medico fondamentale per migliaia di pazienti oncologici. Le indagini faranno chiarezza sull’intera vicenda preservando al contempo un’eccellenza della nostra sanità.
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