Docenti, ragazzi e genitori in presidio davanti all’istituto sbarrato: la comunità scolastica chiede certezze dopo la drammatica perizia dell’Agenzia del Demanio.
Un colpo al cuore dell’istruzione cittadina che lascia sul campo amaro disorientamento e profonda ferita sociale. Si sono alternate proteste e momenti di forte tensione ad Andria all’esterno del Liceo Statale “Carlo Troya”, sbarrato improvvisamente a seguito dell’ordinanza emanata dalla Provincia di Barletta-Andria-Trani. Il provvedimento, che sospende l’accesso fino al prossimo 13 settembre, si è reso necessario dopo l’arrivo dei rilievi peritali dell’Agenzia del Demanio che hanno denunciato drammatiche criticità strutturali e un latente rischio crollo presente sin dall’epoca della costruzione negli anni ’70. Una decisione inevitabile per la tutela della vita umana, ma arrivata con modalità e tempistiche che hanno sbalordito l’intera cittadinanza.
Attorno ai cancelli chiusi del “Troya” si è stretta una comunità scolastica piegata ma determinata a difendere il proprio futuro. Tra gli oltre novecento studenti dei tre indirizzi (Classico, Linguistico e Scienze Umane), i professori e il personale non docente si respira un’aria di viva indignazione. Esprimiamo la più totale e sincera solidarietà verso le famiglie, i ragazzi e il corpo docente guidato dalla dirigente Dora Guarino: persone che dall’oggi al domani si sono viste privare del proprio luogo di crescita e formazione. Se la sicurezza della vita umana resta il presupposto inviolabile di ogni scelta pubblica, risulta altrettanto evidente come l’intera vicenda potesse e dovesse essere gestita con una programmazione ben diversa, evitando di calare come una mannaia a pochissimi giorni dalla ripresa delle lezioni
Il dramma attuale risiede nella mancanza di un piano di riserva concreto e immediato. Per consentire lo svolgimento degli esami di recupero è stato necessario l’intervento solidale dell’Istituto Tecnico “Jannuzzi”, ma la ricerca di quarantacinque aule necessarie per riospitare integralmente l’istituto dal 14 settembre appare estremamente complessa. L’amministrazione comunale di Andria, per bocca della sindaca Giovanna Bruno, ha espresso forte perplessità sulla gestione della crisi da parte della Provincia, mentre i genitori chiedono a gran voce che vengano sventati lo spettro della didattica a distanza e la penalizzazione dei doppi turni pomeridiani.
Resta l’amaro in bocca per una prevenzione mancata per oltre mezzo secolo su un edificio che ha visto passare generazioni di giovani andriesi. Garantire l’incolumità fisica è un dovere primario, ma tutelare il diritto allo studio, la dignità dei lavoratori della scuola e la tranquillità delle famiglie è un obbligo morale che le istituzioni dovranno assumersi senza ulteriori ritardi o scaricabarile.
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