Foggia, agguato di mafia in via Cerignola: ucciso Giuseppe Stefano Bruno, nipote del boss “Il Primitivo”

Un mezzogiorno di sangue ha sconvolto la periferia di Foggia, trasformando via Cerignola nel teatro di una brutale esecuzione di stampo mafioso. Il conflitto a fuoco, scoppiato in pieno giorno nella zona nota come Quadrone delle Vigne, ha lasciato sull’asfalto un bilancio drammatico: un morto e tre feriti gravi. La vittima è il trentenne Giuseppe Stefano Bruno, un nome che pesa negli ambienti della criminalità organizzata locale in quanto nipote di Gianfranco Bruno, detto “Il Primitivo”, figura storica e di rilievo della batteria dei Moretti, colonna portante della cosiddetta “Società foggiana”.

L’inferno di fuoco si è scatenato intorno alle ore 12 di di questa mattina, mercoledì 29 aprile. Secondo le prime ricostruzioni effettuate dagli investigatori della Squadra Mobile, la sparatoria non sarebbe stata un semplice agguato unidirezionale, ma un vero e proprio scontro a fuoco tra fazioni. Un uomo, giunto a bordo di un’autovettura, si sarebbe presentato davanti a un’abitazione di via Cerignola aprendo il fuoco contro i presenti. All’interno dell’edificio si trovavano Giuseppe Stefano Bruno, suo padre e suo fratello, i quali avrebbero risposto al fuoco dando vita a un conflitto violentissimo che ha seminato il panico nell’intera area periferica.

Il bilancio finale vede Giuseppe Stefano Bruno deceduto poco dopo il ricovero d’urgenza al Policlinico Riuniti, nonostante i tentativi disperati dei medici di salvargli la vita. Il padre e il fratello della vittima sono rimasti feriti nel corso della sparatoria e sono attualmente ricoverati in condizioni critiche. La svolta nelle indagini è arrivata però pochi minuti dopo il delitto: gli agenti della Polizia di Stato, impegnati in un pattugliamento serrato, sono riusciti a intercettare una vettura che si allontanava a forte velocità dalla scena del crimine. A bordo si trovava un uomo, anch’egli ferito, che è stato prontamente disarmato e bloccato. Si tratterebbe dell’assalitore o di un complice, la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti coordinati dalla DDA. Sul luogo della sparatoria è stata inoltre rinvenuta e sequestrata una pistola utilizzata durante il conflitto.

L’uccisione di un membro della famiglia Bruno rappresenta un segnale inquietante per gli equilibri criminali del capoluogo dauno. Il legame con il clan Moretti suggerisce che l’agguato possa essere l’inizio di una nuova guerra di mafia o una risposta diretta a recenti sgarri nel controllo dei traffici illeciti, in particolare quello degli stupefacenti e delle estorsioni. La città di Foggia si ritrova nuovamente blindata, con i reparti speciali della Polizia e i Cacciatori di Puglia che presidiano i punti sensibili e gli ospedali dove sono ricoverati i feriti (divisi tra Foggia e San Giovanni Rotondo) per scongiurare ritorsioni immediate. La Procura sta scavando nel passato della vittima e dei feriti per ricostruire la rete di contatti che ha portato a questo violento scontro frontale.

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Elvira Zammarano

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