Narcotraffico tra Brindisi e Lecce: 23 indagati nell’inchiesta della DDA sul clan Guadadiello

Il ruolo delle donne al vertice: contabilità e gestione dei crediti per garantire la continuità del gruppo

La Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a carico di 23 persone, accusate a vario titolo di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsione aggravata e detenzione di armi clandestine. L’inchiesta, coordinata dalla sostituta procuratrice Patrizia Ciccarese, rappresenta lo sviluppo di un importante filone dell’operazione “Orione” del 2018, condotta dai Carabinieri del NORM della Compagnia di Maglie su un arco temporale compreso tra il 2015 e il 2018.

Al centro della struttura gerarchica delineata dagli inquirenti figurano i fratelli Paolo, Stefano e Antonio Roberto Guadadiello, indicati come i perni operativi di un gruppo capace di movimentare ingenti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana. Il sodalizio, con basi tra Torchiarolo, Squinzano e Trepuzzi, avrebbe garantito l’approvvigionamento costante di numerose piazze di spaccio nel Nord Salento, mantenendo un controllo capillare del territorio attraverso minacce e intimidazioni.

La gestione “familiare” e il potere alle donne del clan

Secondo l’impianto accusatorio, la forza del gruppo risiedeva in una solida ossatura familiare che vedeva nelle famiglie Guadadiello e Conte-Monittola i nuclei decisionali. Un rilievo fondamentale viene attribuito dagli inquirenti alle figure femminili, capaci di assumere ruoli di vertice durante i periodi di detenzione degli uomini. Alba Conte, moglie di Paolo Guadadiello, avrebbe gestito la contabilità dell’associazione, i rapporti con i fornitori e il recupero crediti, utilizzando l’abitazione dei genitori e della nonna paterna come basi sicure per la custodia del denaro e dei libri contabili. Analogamente, Nadia Stefanizzi, moglie di Stefano Guadadiello, avrebbe garantito l’operatività del sodalizio collaborando attivamente nelle fasi successive agli arresti dei vertici maschili.

Estorsioni e armi clandestine: i metodi del gruppo

Oltre al traffico di droga, l’atto d’accusa mette in luce la pericolosità sociale del gruppo. Ad Antonio Roberto Guadadiello viene contestata un’estorsione aggravata, attuata prospettando l’incendio dell’abitazione di un debitore per ottenere il pagamento delle somme dovute. Sul fronte delle armi, Paolo Guadadiello e Marco Maggio devono rispondere della detenzione di un revolver calibro 38 con matricola abrasa, simbolo della capacità offensiva di un’organizzazione pronta a ricorrere alla forza per regolare i conti interni ed esterni.

L’avviso di conclusione delle indagini è il preludio alla richiesta di rinvio a giudizio per i 23 indagati. Il collegio difensivo, composto tra gli altri dai legali Francesco Cascione e Ladislao Massari, avrà ora venti giorni per presentare memorie o richiedere l’interrogatorio degli assistiti.

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Elvira Zammarano

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