La Teologia di Roberta Simini, “La corsa ai primi posti”

Lc 14, 1, 7-14

Quella che Gesù impartisce ai suoi commensali, e per essi a noi tutti, è una lezione di umiltà sicuramente, ma come diremmo oggi è una lezione di stile. Quante volte è capitato anche a noi di assistere a questa corsa ad accaparrarsi i primi posti, non solo nei banchetti, ma in una moltitudine di occasioni. Il concetto elevato di sé, del proprio ruolo, della propria ricchezza, dell’importanza della propria storia familiare, del proprio lavoro, fa ritenere doveroso che ci sia riservato un posto di rilievo, non necessariamente d’onore, ma che renda pubblica la nostra importanza, il nostro valore.

Eppure, chi è veramente grande spesso è veramente umile. Mi raccontavano di sua eccellenza Giuseppe Armellini, astronomo, fondatore dell’osservatorio di Monte Mario, accademico d’Italia, che si fermava in chiesa negli ultimi posti, che aveva un aspetto dimesso, che aveva, con la moglie, tra le prime donne scienziato in Italia, fatto voto di povertà. Incontrandolo non avresti mai capito chi era e cosa faceva. E come lui tantissimi grandi personaggi, uomini e donne, nella storia.

Umiltà è intelligenza, è coscienza dei propri limiti, e più si va avanti nel mondo della conoscenza, nello studio, nell’agire competente, e più ci si rende conto di quanta sproporzione ci sia, fra ciò che si vorrebbe sapere, si vorrebbe poter fare, poter comprendere e la nostra mente umana, limitata per natura.

Più si va a fondo nella ricerca della verità e più si comprende l’inutilità di questa caccia al riconoscimento, all’encomio, alla piaggeria degli altri, che s’inchinano al potente, al ricco, alla persona “importante”, salvo non provarne magari alcuna simpatia o vera stima.

Spesso nelle nostre città notiamo la tendenza di molti a frequentare, come amici, coloro che possono tornare utili, in una malattia, in un problema legale, in una compravendita. In una gara di ostentazione di lusso, di benessere, di abbondanza e raffinatezza nei cibi, negli accessori, negli ambienti.

Forse se riflettessimo dipiù sulle parole di Gesù: Quando dai un banchetto non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario tu invita i poveri, storpi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla resurrezione dei giusti.

Quanto è diversa la logica dell’insegnamento di Gesù e quanto è impegnativa, esigente, lontana dal comune modo di agire e di pensare.

Ci sono persone, e io ho avuto la grande fortuna di conoscerne e frequentarne alcune, che non guardano affatto al titolo di studio, alla professione, al ruolo sociale, ma all’animo di chi hanno di fronte, alla sua realtà di essere umano, amato dal Signore, che magari ha anche sbagliato, nel suo passato, ma è comunque una persona onesta, sincera, desiderosa di affetto, bisognosa di aiuto, a cui si ha l’onore di tendere una mano, una mano amica, che non giudica, che non si formalizza, che non misura i comportamenti con il metro della propria fortuna. Perché è un dono di Dio nascere in una famiglia unita, onesta, laboriosa, capace di donare amore.

Meriti ne abbiamo davvero pochi, cose per cui inorgoglirci, sentirci superiori, desiderare lodi e incensi, ne abbiamo davvero poche, se guardassimo all’amore infinito di Gesù e a quello che era e che ci ha donato, penso che ci vergogneremmo anche solo di aspirare ai primi posti. 

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Roberta Simini

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1 commento su “La Teologia di Roberta Simini, “La corsa ai primi posti””

  1. L’umiltà davvero è cosa rara, oggi più che mai… La sublime provocazione di Gesù fa intercettare alle nostre coscienze immediatamente quel senso così greco di rovesciamento di prospettiva, ossia la necessità di ricordarsi che anche ciò che sembra tanto grande ha dei limiti, non essendoci modo migliore di esperirlo che l’abbassarsi.
    Roberta Simini, con rara chiarezza argomentativa, riesce a sottolineare e puntualizzare, sa formulare i dubbi e suscitare le perplessità che, da sempre, le pagine dei Vangeli sanno offrire; perciò, un sincero grazie alla studiosa.

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