Riforma della Giustizia a Bari
Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Bari, la scena è stata caratterizzata da una protesta contro la riforma della giustizia proposta dal Governo, già approvata da uno dei rami del Parlamento. Il momento più delicato si è verificato quando i magistrati hanno lasciato l’aula durante l’intervento del viceministro Francesco Paolo Sisto. Il penalista barese, visibilmente contrariato, ha stretto simbolicamente la sua toga da avvocato per tutta la durata del discorso.
Il dibattito tra Magistrati e Governo è stato contrassegnato da parole pungenti e gesti simbolici. I pubblici ministeri e i giudici sono entrati nella Corte d’Appello indossando coccarde tricolori sulle toghe e sollevando la Costituzione durante l’inno nazionale. Quando Sisto ha preso la parola, molti sono usciti dall’aula. Per Sisto, “Se uno si allontana, il dialogo è impossibile. Non esserci è sempre un difetto”, ha dichiarato, ribadendo come tale atteggiamento rappresenti una mancanza di rispetto verso le istituzioni. Ha poi difeso la riforma, affermando che è pensata per proteggere i cittadini e non contro la magistratura.
I magistrati non hanno nascosto le loro preoccupazioni. Il presidente della Corte d’Appello, Franco Cassano, ha duramente criticato la riforma, affermando che non punta a migliorare il sistema giudiziario, ma a indebolire la magistratura. Ha espresso forti perplessità sulla separazione delle carriere, sulla creazione di un doppio Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e sulla proposta di selezionare i suoi membri tramite sorteggio. Cassano ha ribadito l’importanza di preservare l’indipendenza dei giudici e, citando i padri fondatori americani Madison e Jefferson, ha ricordato che la Costituzione ‘serve a proteggere le minoranze’. Parole che hanno suscitato un lungo e fragoroso applauso da parte dei presenti
La risposta del viceministro non si è fatta attendere. Sisto ha affermato che le maggioranze non sono eterne e che il loro compito è realizzare i programmi per cui sono stati eletti. Ha ribadito che la separazione delle carriere era parte del programma di Governo, sostenendo che è stato votato per questo e che intende portare avanti il progetto con determinazione.
Nel frattempo, i procuratori baresi hanno scelto di non ascoltare il viceministro, sostenendo che il Governo non ha tenuto conto delle loro opinioni durante la stesura della riforma. Il procuratore Roberto Rossi ha dichiarato che la protesta è a favore dei cittadini, opponendosi a riforme che ritiene dannose per la democrazia. Anche il procuratore di Trani, Renato Nitti, ha criticato la riforma, affermando che non migliorerà l’efficienza delle Procure e dei Tribunali. Ha citato la debacle informatica come esempio di mancati investimenti nella giustizia. Salvatore Casciaro, segretario nazionale dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), ha espresso timori riguardo al rischio di indagini sgradite alla politica.
Dopo il discorso del viceministro, i magistrati sono rientrati in aula, e il procuratore generale Leonardo Leone De Castris ha ulteriormente criticato la riforma definendola punitiva e intimidatoria, esprimendo anche la sua preoccupazione per l’immagine di una giustizia non credibile.
Un episodio curioso ha caratterizzato la giornata: Giovanni Zaccaro, segretario di Area, l’associazione delle toghe progressiste, ha consegnato simbolicamente sei dadi al viceministro Sisto, alludendo al sorteggio previsto dalla riforma. Sisto ha rifiutato il ‘dono’, commentando con un tono ironico e stigmatizzando l’episodio come una scena da programma televisivo. Ha concluso affermando che non è questo il tipo di magistratura desiderata.
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Riforma della Giustizia a Bari