Sparatoria al Lido di Molfetta: Chi è Lavopa, detto “Tupac”. Ora si temono vendette

Sparatoria Molfetta: Chi è Michele Lavopa, detto “Tupac”

La tragedia consumata al Bahia Beach di Molfetta ha riportato in primo piano vecchie rivalità mai sopite. Michele Lavopa, 21 anni, noto come “Tupac”, è stato arrestato come presunto responsabile della sparatoria che ha causato la morte di Antonia Lopez, 19 anni. Il giovane, ora rinchiuso nel carcere di Bari, è accusato di aver sparato durante un alterco con Eugenio Palermiti, vero bersaglio dell’agguato.

Secondo le indagini, la rivalità tra Lavopa e Palermiti risale a un episodio di violenza avvenuto sei anni fa, quando entrambi erano minorenni. Lavopa era stato vittima di un pestaggio da parte del gruppo di Palermiti nei pressi del Fortino a Bari Vecchia, episodio che venne filmato e diffuso sui social, segnando profondamente il giovane. “Il video del pestaggio era stato pubblicato sui social network o girato nelle chat”, hanno riferito gli investigatori, sottolineando come questa umiliazione pubblica abbia avuto un effetto devastante su Lavopa.

La tensione è esplosa nuovamente durante la notte al Bahia Beach, dove Lavopa ha aperto il fuoco, colpendo fatalmente la giovane Lopez. La vittima, del tutto estranea ai fatti, era al lido con il fidanzato e alcuni amici, ignara di trovarsi in mezzo a una resa dei conti criminale. Secondo quanto ricostruito, Lavopa ha fornito versioni discordanti sul luogo di occultamento dell’arma, complicando ulteriormente il quadro investigativo.

Gli inquirenti hanno rintracciato Lavopa poche ore dopo l’omicidio, presso la sua abitazione nel rione San Paolo. In quel momento, Lavopa non era in casa, ma è rientrato su insistenza della madre, che lo ha convinto a consegnarsi. “Liberarsi dell’enorme fardello per aver cagionato la morte di una ragazza di soli 19 anni”, è quanto emerge dalle dichiarazioni raccolte dai carabinieri.

Il procuratore aggiunto di Bari, Francesco Giannella, ha commentato il caso definendo preoccupante l’uso di discoteche e luoghi pubblici come scenari di scontro tra giovani appartenenti alla criminalità organizzata. “I social, le discoteche, i pub e i luoghi di aggregazione sono le aree in cui si scatena la necessità di manifestare platealmente la propria caratura criminale”, ha dichiarato Giannella in una conferenza stampa. Secondo il magistrato, episodi come quello di Molfetta riflettono una tendenza sempre più diffusa tra i giovani criminali, che vedono in questi luoghi l’opportunità di affermarsi con la violenza.

Giannella ha poi evidenziato come questi comportamenti siano tipici delle nuove generazioni criminali, che usano la violenza per marcare il territorio e affermare la propria identità: “Il filo rosso che collega questo episodio ad altri simili è la manifestazione spudorata della violenza per dimostrare chi sono e di che pasta sono fatti.”

Sparatoria Molfetta: Chi è Michele Lavopa, detto “Tupac”

 

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Anna Caprioli

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