La Polizia di Stato di Bari ha eseguito il 4 novembre 2026 un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 persone, arrestate su richiesta della Procura della Repubblica per reati gravissimi aggravati dal metodo mafioso, svelando la pericolosa saldatura tra le nuove leve della criminalità e i clan della malavita barese.
Il blitz eseguito dalla Squadra Mobile di Bari non fotografa episodi di semplice teppismo o bravate giovanili isolate, ma svela un disegno criminale ben strutturato. Come evidenziato nell’inchiesta della Procura, le indagini nascono da fatti delittuosi direttamente riconducibili a un clan mafioso locale che si insinua nel fenomeno della delinquenza giovanile.
I giovani arrestati non agiscono come cani sciolti: rappresentano il braccio operativo della malavita organizzata, incaricati di utilizzare il terrore, le armi e l’intimidazione tipica dei clan per affermare il potere criminale nei quartieri e sfidare apertamente i gruppi rivali. È questo il filo rosso che giustifica le pesanti aggravanti contestate nei tre episodi chiave ricosturiti dagli inquirenti.
La strategia di intimidazione del clan trova riscontro in due episodi specifici in cui è stata contestata l’aggravante mafiosa. Il 9 settembre 2024, 2 indagati a bordo di una moto di grossa cilindrata hanno fatto irruzione nel piazzale di un distributore di benzina a Bari, frequentato da molti giovani.
Uno di essi ha estratto una pistola, ha scarrellato e l’ha puntata ad altezza d’uomo contro i presenti, scatenando il panico prima dell’arrivo casuale di una volante della Polizia: un’azione mirata a ostentare la forza del clan di provenienza in una zona roccaforte di un assetto rivale. Analogamente, il 24 novembre 2024, durante un concerto al Palaflorio, alcuni indagati privi di biglietto hanno scatenato una guerriglia contro le forze dell’ordine, sputando sugli agenti e minacciandoli di morte, sfidandoli a prendere le armi, vantando la disponibilità di un arsenale superiore.
Il livello di pericolosità del gruppo emerge anche dall’episodio del 1 gennaio 2025, quando un uomo è giunto in fin di vita al pronto soccorso del Policlinico di Bari con ferite d’arma da fuoco, dovute all’esplosione accidentale di una raffica di 5 colpi partiti da un’arma da guerra introdotta in un’abitazione privata dove si radunavano i membri del clan. I 7 indagati sono stati tradotti in carcere. Si ricorda che il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che per tutti vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
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