Rubrica Salute del neurochirurgo Roberto Settembre – Stenosi del canale lombare: quando camminare diventa come scalare l’Everest, la perdita di autonomia e le cure

Un breve tratto di strada si trasforma in una montagna insormontabile, un incubo quotidiano dove camminare equivale a scalare l’Everest. Dopo i 60 anni, la grave perdita di controllo sulla propria deambulazione viene spesso scambiata per semplice stanchezza o artrosi. Dietro questo blocco motorio si cela la stenosi del canale lombare, una patologia implacabile che rende le persone prigioniere del proprio corpo e cancella la libertà di movimento. Il neurochirurgo Roberto Settembre analizza i meccanismi della compressione nervosa, traccia la linea di confine rispetto ai problemi circolatori e indica le soluzioni terapeutiche, dai trattamenti conservativi fino agli interventi chirurgici risolutivi.

Stenosi del canale lombare: quando anche una breve passeggiata diventa una immane fatica

Perché alcune persone anziane sono costrette a fermarsi dopo pochi passi? Come riconoscere i sintomi della stenosi e quali cure possono aiutare? Ci sono persone che escono di casa per una semplice passeggiata e, dopo poco sono costrette a fermarsi. Le gambe diventano pesanti, compare dolore, a volte formicolio. Sedersi per qualche minuto porta sollievo, ma appena si riprende a camminare il problema ritorna. Spesso questi disturbi vengono attribuiti all’età, all’artrosi o alla cattiva circolazione. Eppure, dietro questa difficoltà può nascondersi una condizione molto frequente dopo i 60 anni: la stenosi del canale lombare.

Che cos’è la stenosi lombare?

All’interno della nostra colonna vertebrale esiste un canale che contiene le strutture nervose. Nella regione lombare, al suo interno, decorrono proprio le radici nervose che raggiungono gli arti inferiori. Con il passare degli anni, i dischi intervertebrali possono perdere altezza, le articolazioni ingrossarsi e i legamenti ispessirsi. Tutte queste modificazioni possono ridurre lo spazio disponibile per i nervi. Immaginiamo un corridoio che, lentamente, diventa sempre più stretto. Le persone riescono ancora a passarci, ma con crescente difficoltà. Qualcosa di simile può accadere alle nostre radici nervose nella stenosi lombare.

Perché il dolore compare proprio camminando?

Uno dei sintomi più caratteristici è la cosiddetta claudicatio neurogena, un termine medico che indica la difficoltà a camminare provocata dalla sofferenza delle strutture nervose. Il paziente avverte dolore, pesantezza, debolezza o formicolio alle gambe, soprattutto quando cammina o rimane in piedi. C’è però un particolare molto importante: piegarsi leggermente in avanti o sedersi spesso migliora i sintomi. È il motivo per cui alcune persone riescono a camminare più a lungo appoggiandosi a un carrello della spesa, mentre fanno fatica a percorrere la stessa distanza mantenendo la schiena diritta. L’appoggio, infatti, dà luogo ad una flessione della colonna, aumentando, anche se solo temporaneamente, lo spazio disponibile per le strutture nervose. Dunque, soprattutto negli anziani, non sempre è un problema di circolazione vascolare. Lo si evince proprio dal fatto che il sollievo – quando c’è – è spesso legato alla posizione della schiena dove sedersi o piegarsi in avanti può aiutare. Nei problemi circolatori, invece, può essere sufficiente interrompere lo sforzo, anche restando in piedi. Questa distinzione è utile, ma non basta per formulare una diagnosi, in quanto le due condizioni possono anche coesistere.

Quali esami sono necessari?

Il primo passo è una visita specialistica, durante la quale vengono valutati i sintomi, la forza muscolare, la sensibilità, i riflessi e la capacità di camminare. L’esame più utile per studiare il canale vertebrale è generalmente la risonanza magnetica lombosacrale, che permette di visualizzare i dischi, i legamenti e le strutture nervose. La TAC può essere indicata in situazioni particolari, soprattutto per studiare meglio le componenti ossee. Un punto merita attenzione: non tutte le stenosi visibili alla risonanza provocano sintomi. Per questo non si cura un’immagine, ma una persona.

È sempre necessario operarsi?

Assolutamente no. Quando i sintomi sono contenuti e non sono presenti deficit neurologici progressivi, si può iniziare con un trattamento conservativo. La fisioterapia personalizzata, gli esercizi mirati, l’adattamento delle attività quotidiane e, quando appropriati, alcuni farmaci possono contribuire a migliorare la qualità della vita. Anche l’uso quotidiano di una semplice pedaliera può essere molto utile. In casi selezionati possono essere considerate anche procedure infiltrative, i cui benefici sono generalmente variabili e spesso temporanei. L’intervento chirurgico diventa un’opzione quando la limitazione nel cammino è importante, le terapie conservative non offrono un beneficio sufficiente o compaiono deficit neurologici significativi. L’obiettivo principale è decomprimere le strutture nervose, creando nuovamente spazio all’interno del canale vertebrale. Non tutti i pazienti necessitano di viti o stabilizzazioni: la scelta dipende dalle caratteristiche della stenosi e dall’eventuale instabilità vertebrale.

Quando non bisogna aspettare

Una debolezza rapidamente progressiva delle gambe, una nuova difficoltà a urinare o una perdita di sensibilità nella regione genitale e perineale richiedono una valutazione medica urgente, perché possono indicare una compressione neurologica grave.

Il mio consiglio

Nella mia attività di neurochirurgo incontro spesso persone che hanno progressivamente rinunciato a passeggiare, fare la spesa o uscire con i familiari, convinte che sia una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Non è sempre così. Invecchiare non significa necessariamente dover rinunciare a camminare. Riconoscere il problema, comprenderne la causa e scegliere il trattamento più appropriato può fare una grande differenza nella vita quotidiana. Perché, a qualsiasi età, conservare la propria autonomia significa conservare una parte importante della propria libertà.

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Roberto Settembre

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