Neuroscienze e Salute rubrica a cura del Dott. Roberto Settembre, Specialista in Neurochirurgia
Un passaggio cruciale per la tutela della salute e dei diritti dei pazienti con la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale. Di seguito l’approfondimento per la rubrica medica di WideNews.it a cura del Dott. Roberto Settembre, Specialista in Neurochirurgia.

Ci sono persone che convivono per anni con dolori diffusi, stanchezza continua e difficoltà a dormire. Si sottopongono a visite, esami del sangue e indagini strumentali, spesso senza trovare una spiegazione convincente ai propri disturbi. Eppure il dolore continua, condizionando il lavoro, la vita familiare e anche le attività più semplici. È quello che accade a molte persone affette da fibromialgia, una condizione ancora poco compresa, che oggi torna al centro dell’attenzione grazie a un’importante novità riguardante i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Cos’è la fibromialgia e perché provoca dolore?
La fibromialgia è una sindrome caratterizzata da dolore diffuso e persistente, spesso accompagnato da stanchezza, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione e problemi di memoria. Non è una malattia immaginaria e non può essere liquidata come una semplice conseguenza dello stress. Il problema riguarda soprattutto il modo in cui il sistema nervoso elabora gli stimoli dolorosi. I meccanismi che normalmente regolano la percezione del dolore possono alterarsi, rendendo la persona particolarmente sensibile anche a stimoli che, in altre condizioni, sarebbero poco fastidiosi. Questo spiega perché si possa soffrire intensamente pur avendo esami sostanzialmente normali. La diagnosi è principalmente clinica. Non esiste un esame specifico che, da solo, permetta di confermarla. È quindi fondamentale una valutazione accurata, anche per escludere altre malattie.
Fibromialgia e nuovi LEA: cosa cambia?
Il 30 settembre 2026 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il provvedimento che introduce una specifica esenzione dal ticket per la fibromialgia. La novità entrerà in vigore il 30 ottobre 2026, ma è necessario chiarire un aspetto importante: l’esenzione riguarda esclusivamente le forme molto severe della malattia. Per stabilirne la gravità viene utilizzato il FIQR, un questionario che valuta quanto i sintomi interferiscono con la vita quotidiana. È richiesto un punteggio superiore a 82.
Il codice di esenzione è 068, con identificazione specifica 068.729.0.
Le prestazioni previste comprendono una visita specialistica di controllo annuale e un ciclo di dieci sedute di rieducazione motoria di gruppo ogni dodici mesi. È prevista anche una visita psichiatrica annuale in presenza di una patologia psichiatrica associata. Non si tratta, quindi, di un’esenzione generalizzata per tutte le cure. Le modalità pratiche per ottenere il riconoscimento dovranno essere chiarite dalle strutture sanitarie competenti.
Quali sono le cure disponibili?
La fibromialgia non ha una terapia unica e definitiva. Questo, però, non significa che non possa essere trattata. L’obiettivo è ridurre il dolore, migliorare il sonno e permettere alla persona di recuperare una qualità di vita soddisfacente. L’attività fisica graduale e personalizzata rappresenta uno degli interventi più utili. Camminare, praticare esercizi aerobici leggeri e migliorare progressivamente la forza muscolare può dare benefici, purché si rispettino le condizioni del paziente. Anche il sonno deve essere valutato attentamente, perché dormire male può aumentare la sensibilità al dolore. In alcuni casi vengono utilizzati farmaci che agiscono sui meccanismi nervosi coinvolti nella percezione dolorosa. La scelta deve essere individuale, considerando benefici ed eventuali effetti indesiderati. Un sostegno psicologico mirato può aiutare ad affrontare le conseguenze del dolore cronico. Questo non significa, naturalmente, che il dolore sia soltanto psicologico.
La neuromodulazione può essere utile?
Negli ultimi anni sono state studiate anche tecniche come la stimolazione magnetica transcranica (TMS) e la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS). Questi trattamenti cercano di modulare l’attività delle aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione del dolore. I risultati di alcune ricerche sono incoraggianti, ma le evidenze disponibili non consentono ancora di considerarli trattamenti standard per tutti i pazienti fibromialgici. È quindi necessaria un’attenta valutazione specialistica.
Una riflessione
Il riconoscimento della fibromialgia nei LEA rappresenta un passo avanti, anche se per il momento riguarda soltanto i pazienti con le forme più gravi. Resta però un problema che considero altrettanto importante: il percorso di chi convive ogni giorno con un dolore difficile da spiegare e, qualche volta, anche da far comprendere. Questi pazienti hanno bisogno di essere ascoltati, valutati correttamente e seguiti nel tempo. Non sempre è possibile eliminare completamente il dolore, ma possiamo fare molto per ridurne l’impatto sulla vita quotidiana.
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